Il trio di Teresa
Efabilandia
Mentre riprendevo fiato, con il petto che si alzava e abbassava come dopo una corsa, ho sentito il calore del sole sulla mia pelle nuda, misto al sudore che mi colava lungo la schiena. L’odore della resina dei pini si mescolava a quello salato del mio stesso corpo, un cocktail che mi faceva sentire viva, primitiva. Vincenzo si è chinato su di me, il suo respiro ancora caldo contro il mio orecchio. “Non abbiamo finito, Teresa,” ha mormorato, la sua voce un ringhio basso che mi ha mandato un brivido lungo la spina dorsale. Ho girato la testa per guardarlo, i suoi occhi erano ancora pieni di fame, come se quello che avevamo appena fatto fosse solo un antipasto.Mi ha aiutata a sollevarmi dal cofano, le sue mani forti che mi sostenevano mentre le mie gambe tremavano. Carmine era lì, a pochi passi, con il cazzo ancora mezzo duro nei pantaloni abbassati, il suo sguardo che oscillava tra l’imbarazzo e l’eccitazione. L’aria intorno a noi era densa, carica di odori: il muschio della terra, il sale del mare, il profumo acre del nostro sesso. Ho sentito un rivolo di sborra scivolarmi lungo l’interno della coscia, e invece di vergognarmi, mi sono sentita potente, desiderata.Vincenzo mi ha presa per mano e mi ha guidata verso un punto più nascosto della radura, dove l’erba era più alta e i pini formavano una sorta di alcova naturale. Il terreno era morbido sotto i miei piedi nudi, e il fruscio delle foglie secche sotto di noi era come un ritmo che accompagnava i nostri movimenti. Mi ha fatto sdraiare su una coperta che aveva preso dal bagagliaio, il tessuto ruvido che pizzicava la mia pelle sensibile. “Voglio assaggiarti,” ha detto, inginocchiandosi tra le mie gambe. Il suo tono era un ordine, ma anche una supplica, e il modo in cui mi guardava – come se fossi un banchetto da divorare – mi ha fatto bagnare di nuovo.Ha abbassato il viso sulla mia fica, il suo respiro caldo che mi sfiorava prima ancora del contatto. Quando la sua lingua ha toccato le mie labbra gonfie, ho emesso un gemito che sembrava venire da un luogo profondo dentro di me. Il sapore di me stessa, ancora misto al suo, lo faceva gemere contro la mia pelle, un suono gutturale che vibrava dentro di me. La sua lingua era lenta, deliberata, esplorava ogni piega, succhiava il mio clitoride con una pressione che mi faceva inarcare la schiena. L’odore della mia eccitazione si mescolava al profumo della terra umida, e ogni tanto sentivo il gusto salato del mio sudore quando mi mordevo le labbra. Ho afferrato i suoi capelli, tirandolo più vicino, mentre il piacere montava come un’onda pronta a infrangersi.Carmine si è avvicinato, incerto, ma Vincenzo gli ha fatto un cenno con la testa, come a dirgli di unirsi a noi. Si è inginocchiato accanto a me, e senza dire una parola, ha iniziato a succhiarmi i capezzoli, la sua bocca calda e umida che li faceva indurire all’istante. Il contrasto tra la lingua ruvida di Vincenzo sulla mia fica e le labbra morbide di Carmine sul mio seno era quasi troppo, un sovraccarico di sensazioni che mi faceva gemere senza controllo. Il suono dei loro respiri, dei miei ansiti, del fruscio dell’erba sotto di noi, era una sinfonia oscena che riempiva l’aria.Vincenzo si è alzato, il suo cazzo di nuovo duro, luccicante di saliva e del mio sapore. “Girati,” ha ordinato, e io ho obbedito, mettendomi a quattro zampe sulla coperta. L’erba mi pizzicava i palmi, e l’odore della terra mi riempiva i polmoni. Ha preso il mio culo tra le mani, allargandolo di nuovo, e questa volta ha spinto dentro di me con una lentezza che era quasi una tortura. Ogni centimetro mi apriva, mi riempiva, e il dolore iniziale si trasformava in un piacere così intenso che quasi piangevo. Ho sentito Carmine posizionarsi davanti a me, il suo cazzo vicino alla mia bocca. L’ho preso senza esitazione, succhiandolo con avidità, il sapore salato della sua pelle che si mescolava al gusto di Vincenzo ancora sulle mie labbra.I loro movimenti erano sincronizzati, come se avessero fatto questo mille volte. Vincenzo mi scopava il culo con colpi profondi, il suono della sua pelle contro la mia che risuonava nella radura. Carmine mi teneva la testa, guidandomi mentre lo succhiavo, i suoi gemiti bassi che si mescolavano ai miei. L’odore del loro sudore, del mio desiderio, della natura intorno a noi, era inebriante. Ho sentito il piacere montare di nuovo, un’onda che partiva dal mio culo e si irradiava in tutto il corpo. “Sto per venire,” ho ansimato, la voce strozzata dal cazzo di Carmine nella mia bocca. Vincenzo ha accelerato, le sue mani che mi stringevano i fianchi con una forza che mi avrebbe lasciato i segni. “Vieni per me, cagna,” ha ringhiato, e quelle parole mi hanno spinta oltre il confine. Sono esplosa, il mio corpo che tremava, la mia fica che pulsava anche senza essere toccata, mentre gridavo contro la carne di Carmine.Vincenzo è venuto subito dopo, un altro fiotto caldo che mi riempiva il culo, il suo ringhio di piacere che mi faceva rabbrividire. Carmine è uscito dalla mia bocca e si è svuotato sul mio viso, il suo sperma caldo che mi colava sulle guance, sul mento, mescolandosi al mio sudore. Sono crollata sulla coperta, il respiro corto, il corpo che vibrava ancora di piacere. Il sole filtrava tra i rami, scaldandomi la pelle, e il suono delle cicale era come un battito che accompagnava il mio cuore.Ma Vincenzo non era ancora soddisfatto. Mi ha girata sulla schiena, spalancando le mie gambe con un movimento deciso. “Voglio guardarti mentre godi ancora,” ha detto, e si è abbassato di nuovo sulla mia fica, leccandola con una fame che sembrava non avere fine. Ogni colpo della sua lingua era un fuoco, ogni succhiata un’esplosione. Carmine, ancora ansimante, si è chinato a baciarmi, la sua lingua che esplorava la mia bocca, mescolando il sapore del suo sperma con il mio. Ero persa, in balia delle loro mani, delle loro bocche, del loro desiderio.Il tempo sembrava essersi fermato. Il sole era più basso ora, tingendo la radura di sfumature dorate. L’odore della pineta si mescolava al nostro, un profumo di vita e lussuria. Vincenzo si è alzato, il suo cazzo ancora duro, e mi ha penetrata di nuovo, questa volta nella fica, con una lentezza che mi faceva impazzire. Ogni spinta era un dialogo tra i nostri corpi, ogni gemito una risposta. Carmine si è sdraiato accanto a me, accarezzandomi i seni, pizzicando i capezzoli mentre mi guardava venire ancora e ancora.
Quando Vincenzo è venuto di nuovo, il suo calore mi ha riempita, scivolando fuori di me mentre mi teneva stretta. Siamo rimasti lì, sdraiati sulla coperta, il nostro respiro che si mescolava al suono della natura. Il mare in lontananza, le cicale, il vento tra i pini: tutto sembrava celebrare quello che avevamo fatto. Mi sentivo viva, completa, come se ogni parte di me fosse stata toccata, assaporata, posseduta.
Tornammo in città al tramonto, con il cielo che si tingeva di rosso e arancione. L’abitacolo dell’Alfa Romeo era silenzioso, ma carico di una tensione diversa, più dolce, come se avessimo condiviso un segreto che ci legava per sempre. Vincenzo mi ha lasciato davanti casa, un sorriso sornione sulle labbra. “Ci vediamo presto, Teresa,” ha detto, e io ho saputo che sarebbe stato così.Quella notte, da sola nel mio letto, ho ripensato a ogni momento: il sapore di Vincenzo, l’odore della pineta, il suono dei nostri corpi. Ho preso “Enzo”, il mio vibratore, e ho rivissuto tutto, venendo ancora con il suo nome sulle labbra. La mia ossessione non era finita; era solo l’inizio.
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