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Michela una vita da sottomessa Atto 22


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
22.07.2025    |    10.986    |    5 8.8
"Sabrina mi afferra i capelli, tirando con forza, un dolore che mi accende, e morde i miei capezzoli, con forza e violenza, un dolore che mi da piacere che mi strappa un gemito: “Siiiiiii!”..."
Il sole di mezzogiorno brucia sulla mia pelle, l’odore di frangipane e salsedine che si mescola al calore umido, un abbraccio che mi avvolge mentre lasciamo il villaggio. Il pulmino rosso sbiadito ci aspetta, il motore che borbotta, un ronzio che si intreccia con quello del mio plug blu, un battito costante che pulsa nel mio culo, un fuoco che non si spegne. La mia fica, ormai sempre spalancata, gocciola, gli anelli da 4 cm che pendono dalle grandi labbra tintinnano a ogni passo, un suono metallico che echeggia come un inno alla mia sottomissione. Il tatuaggio sul pube, la diavolessa sdraiata con la scritta SLAVE in lettere gotiche, brilla sotto la canotta corta, un marchio osceno che attira gli sguardi. Daniela, accanto a me, emana il suo profumo di sandalo, una nuvola che mi soffoca, la catenella al clitoride che oscilla, il plug rosso che scintilla. Saliamo sul pulmino, ci sediamo in prima fila, le gambe spalancate, un’esibizione per Omar, l’odore di muschio che si diffonde, un cocktail di desiderio che riempie l’aria. La mia fica, allungata dai grossi anelli, è una voragine, un lago che cola sulle cosce, l’odore acre che si mescola alla salsedine.
Omar ci guarda, i suoi occhi che brillano di desiderio, l’odore di sudore e tabacco che lo avvolge. Daniela, con voce autoritaria, gli dice: “Ammira le nostre intimità, ti resteranno negli occhi per molto tempo.” Omar, con uno sguardo voglioso: “Peccato non poterle usare un’ultima volta.” Si avvicina, parlando al microfono, la sua gamba nuda che strofina il clitoride di Daniela, l’odore di sandalo che si intensifica. Poi si sposta su di me, la sua gamba che preme contro i miei anelli, un dolore che mi strappa un gemito: “A-ahhh!” La pressione aumenta, il plug che vibra, la mia fica che squirta, un liquido caldo che bagna la sua gamba, l’odore di muschio che esplode, un urlo di piacere che squarcia l’aria: “Siiiiiii!” Omar sorride, compiaciuto: “Oggi non posso fare di più.” La sua gamba porta i segni del mio squirt, un trofeo che luccica sotto il sole.
Il viaggio verso l’aeroporto di Phuket è un’odissea di due ore, il pulmino che sobbalza su strade dissestate, il suono dei sassi che scricchiolano sotto le ruote, l’odore di polvere e benzina che si infiltra. La mia fica cola ancora, gli anelli che tintinnano, il plug che vibra, un piacere che mi tiene viva. Daniela mi guarda, un sorriso sadico, l’odore di sandalo che mi avvolge, un invito a non dimenticare chi sono: la sua schiava. Arriviamo all’aeroporto, scendiamo, l’odore di asfalto caldo e kerosene che mi pizzica le narici. Ci salutiamo con Omar, le nostre lingue che si intrecciano, il sapore salato della sua bocca che mi inebria, la sua mano che scivola sotto la canotta, accarezzando la mia fica e il culo, l’odore di muschio che si mescola al suo sudore. I viaggiatori ci guardano, sussurrano, un’esibizione che mi umilia ma mi accende. Omar ci porge il suo biglietto da visita: “Se tornate, chiamatemi. O dite alle vostre amiche troie di farlo.” Daniela gli consegna il suo biglietto: “Di’ al fotografo di mandare le foto a questa email.” Omar sorride: “Certamente.”

L’aeroporto di Phuket è un caos di colori e rumori, il brusio dei viaggiatori che si mescola al ronzio metallico dei nastri trasportatori, l’odore di kerosene e sudore che mi pizzica le narici mentre trasciniamo i nostri trolley verso il check-in. La mia canotta, un velo trasparente che non nasconde nulla, sfrega contro i miei capezzoli. La mia fica, ormai una voragine spalancata dall’usura di giorni di ogni passo è un’esibizione, i nostri seni che dondolano, gli anelli che tintinnano con un suono metallico, un coro che attira gli sguardi dei presenti: uomini che sussurrano con occhi famelici, donne che arrossiscono, alcune con disprezzo, altre con un lampo di desiderio represso.
Arriviamo al controllo di sicurezza, il metal detector che si erge come un altare di giudizio. Passo per prima, il bip stridulo che squarcia l’aria come un’accusa, un suono che mi fa rabbrividire, l’odore di plastica e metallo che mi avvolge. Daniela passa, e il bip si ripete, un’eco che sembra ridere della nostra nudità. Due agenti, con divise sgualcite che puzzano di sudore rancido e tabacco stantio, ci afferrano per i polsi, le loro mani callose che stringono come morse, un contatto che mi fa tremare di un misto di paura e anticipazione. I loro sguardi sono lame di lussuria, occhi che brillano di una fame animalesca, l’odore di desiderio represso che emana da loro come un miasma. Ci trascinano in uno stanzino isolato, la porta che si chiude con un tonfo secco, un suono che rimbomba come un tamburo funebre. L’odore di disinfettante chimico e muffa mi pizzica le narici, le pareti sporche che sembrano chiudersi su di noi, un cubicolo che puzza di violenza e depravazione. Dentro di me, un pensiero oscuro: Ci spaccheranno, sono troppo arrapati, e io lo voglio.
“ Mani sulla scrivania, gambe larghe, culo in fuori,” ringhia il primo agente, la voce rauca, carica di un sadismo che mi fa contrarre la fica. Obbedisco, il cuore che martella come un tamburo, il plug blu che vibra con un ronzio incessante, il suo lampeggiare che illumina il mio culo come un faro osceno. La canotta viene strappata verso l’alto con uno strattone brutale, il fruscio del tessuto che si lacera, un suono che echeggia come un lamento, il mio culo esposto, una voragine che pulsa, vulnerabile e invitante. L’odore di muschio si sprigiona, un cocktail acre che si mescola al disinfettante, un incenso che consacra il mio sacrificio. Il primo agente, con un ghigno che scopre denti ingialliti, estrae il plug con un gesto violento, un pop umido che squarcia l’aria, l’odore di lattice e muschio che esplode come una bomba. “ Guarda questa troia,” grugnisce, la voce carica di disprezzo e desiderio, “ ha un buco come una caverna senza fondo.” Senza preavviso, infila la mano guantata nel mio culo, le dita che scavano con una ferocia disumana, girando e spingendo come se volessero squartarmi. Il dolore è un fuoco che mi divora, un’agonia che mi strappa un urlo selvaggio: “Aaaah!” Ma il dolore si intreccia a un piacere perverso, un calore liquido che mi fa colare la fica, l’odore acre che si diffonde, un lago che bagna la scrivania.
Il secondo agente si avvicina, l’odore di tabacco rancido e sudore che mi soffoca, e infila la mano nella mia fica, quattro dita che si fanno strada senza gentilezza, poi tutta la mano, un fisting brutale che mi squarcia. Il suono della carne che si tende, un clap umido che echeggia, si mescola ai miei urli, un coro di dolore e piacere che riempie lo stanzino. “ Questa è una vera puttana,” ringhia, i suoi occhi che brillano di una lussuria sadica. Tiro la testa indietro, gli anelli ai capezzoli che tintinnano, la catenella che tira, un dolore che mi fa gemere: “Siiiiiii!” La mia fica squirta, un getto violento che schizza sulle loro divise, l’odore acre che li inonda, un urlo disumano che squarcia l’aria: “Siiiiiii, spaccatemi!” Il primo agente ride, un suono gutturale, e si slaccia i pantaloni, il suo cazzo già duro, le vene gonfie, l’odore muschiato che si mescola al mio. “ Apri le bocce,” ordina, e io obbedisco, spingendo il petto in fuori, gli anelli che scintillano, i capezzoli tesi come chiodi. Si sega furiosamente, il suono della sua mano che scivola, un ritmo osceno che si intreccia al ronzio del ventilatore. Si masturba sopra di me, il suo gemito che si mescola al mieo, il tatuaggio della diavolessa che brilla come un altare. Sborra con getti caldi che mi colpiscono il seno, l’odore acre dello sperma che mi soffoca, un liquido che cola sugli anelli, un trofeo della mia depravazione. “ Apri la bocca, troia,” ringhia, e io obbedisco, la lingua protesa, il sapore salato che mi inonda, un gemito che mi sfugge: “Mmmh!” Ingoio, il sapore che mi brucia la gola, un piacere che mi fa tremare.
Tocca a Daniela. Il secondo agente le strappa il plug rosso con un gesto selvaggio, l’odore di muschio che si sprigiona come un’esplosione, un pop umido che echeggia. Infila la mano nel suo culo, girandola con una ferocia che le strappa un urlo disumano: “Aaaah!” Il dolore le contorce il viso, ma i suoi occhi brillano di un piacere oscuro, l’odore di sandalo che si mescola al muschio, un incenso che consacra la sua sottomissione. Il secondo agente prova la sua fica, ma più di tre dita non entrano, l’odore di lattice e sudore che si intensifica. “ Questa è più stretta,” grugnisce, ma il fisting anale la fa venire, un urlo liberatorio che squarcia lo stanzino: “Siiiiiii!” L’agente, non ancora sazio, si slaccia i pantaloni come il suo collega, con il cazzo duro che pulsa, l’odore muschiato che riempie l’aria. “ Bocce fuori,” ordina, e Daniela obbedisce, il seno che dondola, la catenella al clitoride che oscilla. Si sega sopra di lei, il suono delle sue mani che scivolano, un ritmo frenetico che si mescola al clap delle loro mani nei nostri buchi. Sborra, getti caldi che colpiscono il suo seno, l’odore acre che si diffonde, un liquido che cola sulla sua pelle abbronzata. “ Apri la bocca,” ringhia, e Daniela obbedisce, il sapore salato che le inonda la lingua, un gemito che le sfugge: “Siiii!” Ingoia, l’odore di sperma che si mescola al sandalo, un piacere che la fa tremare.
Ci porgono i plug, il mio che scivola fuori, rifiutando di restare dentro per quanto mi hanno sfondato, la mia voragine che pulsa, l’odore di muschio, sperma e lattice che mi soffoca. Daniela li fissa, la voce carica di disprezzo: “Siete maiali, guardate come l’avete conciata.” Loro ridono, i loro occhi che brillano di una lussuria animalesca: “La tua amica è una troia sfondata. Se ripassate, vi spaccheremo ancora di più.” Esco barcollando, il plug che scivola, la mano che lo reinserisce con un pop umido, l’odore di muschio e sperma che mi segue come un’ombra. La mia camminata è oscena, le gambe larghe, gli anelli che tintinnano, il tatuaggio che brilla, lo sperma che cola dal seno, un’esibizione che urla la mia depravazione. Una melodia di khim tailandese risuona dagli altoparlanti dell’aeroporto, dolce e sensuale, un contrasto straziante con il mio corpo devastato, un inno alla mia sottomissione. Ogni passo è una pugnalata di dolore e piacere, la mia fica che cola, l’odore acre che si mescola al kerosene, un lago che bagna il pavimento. Sono una porca, una schiava, e il mio godimento nella violenza è il mio sigillo, un fuoco che brucia eterno, un altare consacrato alla lussuria.
L’aereo è un guscio di metallo che ronza come un alveare, l’odore di plastica surriscaldata e tessuto sintetico che mi avvolge, un misto di sterilità e claustrofobia che si mescola al mio muschio, un odore acre che emana dalla mia fica spalancata, ancora pulsante dopo la violenza del controllo di sicurezza.
L’aereo è un guscio di metallo che ronza come un alveare, l’odore di plastica surriscaldata e tessuto sintetico che mi avvolge, un misto di sterilità e claustrofobia che si mescola al mio muschio, un odore acre che emana dalla mia fica spalancata, ancora pulsante dopo la violenza del controllo di sicurezza. Il plug blu vibra nel mio culo, un ronzio incessante che mi tiene in uno stato di eccitazione costante, gli anelli da 4 cm che pendono dalle grandi labbra tintinnano a ogni movimento, un suono metallico che echeggia come un inno alla mia depravazione. Il tatuaggio sul pube, la diavolessa sdraiata con la scritta SLAVE in caratteri gotici, brilla sotto la luce fioca della cabina, un marchio che proclama la mia sottomissione a Daniela. La sua presenza accanto a me, sul lato corridoio, è un’ancora di sandalo, il suo profumo che mi soffoca, la catenella al clitoride che oscilla sotto la canotta trasparente, il plug rosso che scintilla. Un inserviente gentile ci accompagna ai nostri posti, una fila di tre, e mi siedo al centro, il mio culo devastato che pulsa di dolore, l’odore di muschio che si diffonde come un miasma. Accanto a me, vicino al finestrino, una signora sui quarant’anni, con un’eleganza discreta, mi fissa con occhi curiosi, il suo profumo di rosa che mi pizzica le narici, un contrasto dolce con l’odore acre del mio corpo violato.
Appoggio una chiappa sola sulla poltrona, il dolore che mi strappa un gemito roco: “A-ahhh!” Il plug blu vibra e lampeggia, un faro osceno che attira lo sguardo della signora, i suoi occhi che si posano sul mio culo esposto, sugli anelli che tintinnano, sul tatuaggio che brilla. L’inserviente, con un’espressione preoccupata, chiede: “Sta male la sua amica?” Daniela, con un sorriso sadico, risponde: “No, le hanno appena sfondato il culo. Portami del ghiaccio.” Lui, incredulo, balbetta un “torno subito” e si allontana, l’odore di sudore che lo segue. La signora mi osserva, il suo sguardo che si sofferma sul mio corpo, un misto di compassione e curiosità che mi fa rabbrividire. “Cosa ti è successo, cara?” chiede, la voce morbida come seta, ma con un’intonazione che tradisce un desiderio nascosto. Daniela risponde per me: “Siamo lesbiche, lei è la mia schiava.” Le parole mi colpiscono come una frusta, l’odore di sandalo che si intensifica, un sigillo della mia sottomissione. La signora non distoglie lo sguardo, l’odore di rosa che si fa più forte, e chiacchieriamo, il suono delle sue parole che si mescola al ronzio dell’aereo, un sottofondo che amplifica la tensione erotica.
L’inserviente torna con un sacchetto di ghiaccio, l’odore di freddo che mi colpisce come un pugno, un contrasto con il calore del mio buco infiammato. La signora mi guarda con attenzione, i suoi occhi che brillano di una compassione morbosa, mentre sfilo il plug, un pop umido che squarcia l’aria, l’odore di muschio e sperma residuo che si diffonde come un’esplosione. Il plug, un mostro di acciaio da 10 cm, scivola tra le mie mani tremanti, pesante come un trofeo di guerra, e la signora, con un gesto lento e deliberato, si offre di aiutarmi. “Lascia, cara, è troppo grosso per te in questo stato,” sussurra, la sua voce che trema di un misto di pena e desiderio. Le sue mani delicate, con unghie laccate di rosso, afferrano il plug, sfiorando la mia pelle, un contatto che mi fa gemere: “Mmmh!” L’odore di rosa si mescola al mio muschio, un cocktail che mi inebria. Infilo il sacchetto di ghiaccio nel mio culo, un sollievo gelido che mi strappa un gemito di piacere e dolore: “A-ahhh!” Il sacchetto sembra fatto su misura per la mia voragine, l’odore di muschio che si intreccia al freddo, un incendio che si spegne lentamente. Dico a Daniela, la voce rotta: “Ho il buco in fiamme, come se avessi un vulcano dentro.” La signora mi accarezza la coscia, un tocco che brucia: “Povera piccola, ti hanno fatto male quegli omaccioni.” Il suo sguardo si sofferma sul mio culo, sul ghiaccio che si scioglie, sul tatuaggio che brilla, un’espressione di desiderio che si accende.
Quando rimetto il plug, la signora mi osserva con un’intensità che mi fa tremare, i suoi occhi che seguono ogni movimento. “Aspetta, ti aiuto,” dice, la voce carica di un’urgenza erotica. Le sue mani si posano sul mio culo, guidando il plug verso il buco, sfiorando gli anelli della mia fica, un contatto che mi strappa un gemito: “Siiii!” Il plug scivola dentro, un pop umido che echeggia, ma fatica a restare fermo, la mia voragine troppo slabbrata. La signora, con una pressione delicata ma decisa, lo tiene in posizione mentre mi siedo sulla poltrona, le sue dita che sfiorano ancora gli anelli, un pizzicore che mi fa colare la fica, l’odore di muschio che si diffonde. “Stai ferma, cara,” sussurra, il suo tocco che si prolunga, un gioco che mi eccita, l’odore di rosa che si mescola al mio muschio, un incenso che consacra la mia depravazione. Mi siedo, il plug che affonda, un gemito che mi sfugge: “Mmmh!” La signora sorride, un lampo di lussuria negli occhi, e io mi abbandono, il mio corpo un altare offerto al suo desiderio.
Ci servono la cena, l’odore di pollo al curry che mi avvolge, il sapore piccante che mi brucia la lingua, un fuoco che si aggiunge al calore del mio corpo. Ci portano coperte, l’odore di lana sintetica che mi pizzica le narici, un contrasto con il profumo di rosa della signora. Mi copro, il plug che vibra, il ghiaccio che ha fatto effetto, un sollievo che mi culla. Mi appoggio sulla pancia di Daniela, il suono del suo respiro che mi calma, l’odore di sandalo che mi avvolge come un abbraccio. Chiudo gli occhi, ma il desiderio non si spegne, il ronzio del plug che mi tiene viva, gli anelli che tintinnano, un ritmo che mi prepara a ciò che verrà.
Nel buio dell’aereo, le luci notturne che creano ombre soffuse, un tocco mi sveglia, le dita della signora che palpano il mio culo, l’odore di rosa che mi travolge come un’onda. Le sue mani scivolano sotto la coperta, sfiorando il plug, un pizzicore che mi strappa un gemito roco: “A-ahhh!” Daniela, con un sorriso sadico, sussurra: “Lasciala fare, ti piacerà.” Obbedisco, aprendo oscenamente le cosce, un’esibizione che fa brillare gli occhi della signora, un invito che non può rifiutare. Le sue dita si fanno strada nella mia fica spalancata, l’odore di muschio che esplode, un piacere che si mescola al dolore del mio buco devastato. Infila due dita, poi tre, poi quattro, e infine tutta la mano, un fisting lento ma continuo, un movimento che mi squarcia per oltre venti minuti, un ritmo che mi devasta. Il suono della sua mano che si muove, un clap umido che echeggia, si mescola ai miei gemiti, un coro osceno che riempie la cabina. La mia fica cola, un lago che bagna la coperta, l’odore acre che si diffonde, un urlo che mi sfugge: “Siiiiiii!” Squirto, un getto violento che inzuppa la coperta, l’odore di muschio che soffoca l’aria, il suono dei passeggeri che si voltano, sussurri che echeggiano come un coro profano. La signora si lecca la mano, il sapore salato del mio squirt che immagino sulla sua lingua: “Cara, hai un buon sapore.” Il plug vibra, gli anelli tintinnano, il tatuaggio brilla, un altare di depravazione consacrato al piacere.
La signora, non sazia, guida la mia mano verso la sua fica, sbottonando i suoi pantaloni eleganti, l’odore di rosa e muschio che si intensifica. “Toccami,” sussurra, la voce tremante di desiderio. Infilo la mano sotto la stoffa, la sua fica calda e bagnata che mi accoglie, l’odore di muschio che si mescola al suo profumo, un nettare che mi inebria. La masturbo, le mie dita che scavano, il suono umido che echeggia, mentre lei continua a leccare la mano con cui mi ha fistata, il sapore del mio squirt che la fa gemere: “Mmmh!” Trattiene i gemiti, il suo corpo che trema, e viene, un orgasmo silenzioso ma potente, l’odore di muschio che esplode, un liquido caldo che mi bagna le dita. Si alza, barcollando, e si dirige in bagno, l’odore di rosa che la segue. Quando torna, si china verso di me, il suo respiro caldo sull’orecchio: “Ho un regalo per te.” Mi infila in bocca la sua mutandina, sporca di piscio caldo, un sapore acre e salato che mi soffoca, l’odore di urina che mi travolge. Non l’ha tolta apposta, un dono osceno che mi umilia e mi eccita. Daniela, vedendo la scena, mi ordina: “Prendila in bocca e tienila chiusa fino al risveglio.” Obbedisco, la mutandina che mi riempie la bocca, il sapore che mi brucia, l’odore che mi soffoca, un sigillo della mia sottomissione. Mi sdraio sulla pancia di Daniela, il plug che vibra, gli anelli che tintinnano, l’odore di sandalo e rosa che mi culla, un sonno che arriva come un’onda, un altare di lussuria consacrato alla mia Padrona.

Atterriamo a Malpensa, l’odore di asfalto bollente e kerosene che mi colpisce come un pugno, il suono dei trolley che rotolano sul pavimento lucido, un ritmo che si mescola al ronzio del mio plug blu, un battito incessante che pulsa nel mio culo, un fuoco che mi tiene viva

Ci dirigiamo al nastro trasportatore, l’odore di plastica dei trolley che si mescola al mio muschio, e beviamo un caffè, l’odore amaro che mi sveglia, il sapore che mi brucia la lingua, un’ancora alla realtà dopo il delirio del viaggio. Una voce ci chiama: è Sabrina, la mia sorellina, l’odore di patchouli che la precede come un’onda oscura, una tempesta che mi travolge. Indossa un tailleur nero aderente, la gonna a mezza coscia che lascia intravedere le balze delle calze autoreggenti, un’eleganza che nasconde una fame predatoria, un contrasto che mi fa tremare di anticipazione. I suoi occhi brillano di un desiderio sadico, una stronza che non vedeva l’ora del mio rientro per reclamarmi, per abusare del mio corpo, e io, euforica, bramo di mostrarle quanto sono diventata porca, una schiava pronta a soddisfare ogni suo capriccio. Ci abbracciamo, il sapore salato della sua bocca che mi accende, il suono delle sue unghie laccate che graffiano la mia canotta, un pizzicore che mi fa gemere: “Mmmh!” Le racconto brevemente del viaggio: “Domani ti dirò tutto.” L’egiziano, il nostro autista, ci aspetta, l’odore di tabacco e cuoio che lo avvolge, un sorriso voglioso: “Siete abbronzate, ma i segni del costume?” Daniela sorride: “Non ne abbiamo, siamo marroncine.” Lui ci fissa, l’odore di desiderio che emana, e presento Sabrina: “È venuta a prenderci.”
Saliamo sul taxi, l’odore di pelle logora e benzina che mi soffoca, il suono del motore che ruggisce come una bestia. Sabrina, con un ghigno sadico, si solleva la gonna, mostrando la sua fica depilata, l’odore di patchouli e muschio che mi travolge come un’onda. “Sorellina, mostrami quanto sei porca,” ringhia, le gambe spalancate, un invito osceno che mi fa colare la fica. Mi inginocchio, il plug che vibra, gli anelli che tintinnano, e lecco la sua fica, il sapore salato che mi esplode in bocca, un nettare acre che mi inebria. La mia lingua scava, il suono umido che echeggia, il suo squirt che mi inonda il viso, l’odore di muschio che mi soffoca, un urlo che le sfugge: “Siiiiiii!” L’egiziano ci guarda, gli occhi spalancati, l’odore di sudore che emana, la sua mano che si muove lenta sotto il volante, un pubblico silenzioso per la mia esibizione. Sabrina, non sazia, mi ordina: “Sporgiti dal finestrino e alza la canotta.” Obbedisco, il vento freddo di Milano che mi schiaffeggia il viso, l’odore di smog e asfalto che mi pizzica le narici, il plug blu che lampeggia come un faro osceno. Sabrina estrae il plug con uno strattone, un pop umido che squarcia l’aria, l’odore di muschio che si diffonde. Infila un dito, poi due, poi tutta la mano, un fisting brutale che mi squarcia, il dolore che si mescola a un piacere perverso. Sono euforica, il mio corpo che vibra di lussuria, e urlo al mondo, la voce che squarcia il traffico: “Mi stanno fistando il culoooooo! Mia sorella mi spacca il culo! Siiiiiii!” Il suono dei clacson si mescola ai miei gemiti, i passanti che si voltano, i loro occhi che mi trafiggono, l’odore di muschio e smog che si intreccia, un’esibizione che mi consacra come la porca che sono.
Al casello, il casellante ci fissa, l’odore di sudore rancido che emana, gli occhi sgranati mentre Sabrina continua, la sua mano che si muove con ferocia, il clap umido che echeggia, un ritmo che mi devasta. “Non potete farlo in autostrada,” balbetta, ma i nostri sorrisi lo zittiscono, l’odore di muschio che lo avvolge. Nel traffico caotico di Milano, ogni semaforo rosso è un palcoscenico, l’odore di smog e muschio che si mescola, i passanti che mi guardano, il suono dei miei urli che squarcia l’aria: “Mia sorella mi spacca il culo! Siiiiiii!” Sabrina, con un ghigno, spinge più forte, il suo fisting che mi squarta, un piacere che mi fa colare, un lago che bagna il sedile, l’odore acre che riempie il taxi, un urlo disumano: “Siiiiiii!” Daniela, accanto a me, ride: “In ferie ha preso più cazzi che fiche, ora deve recuperare.” Sabrina, entusiasta: “Sei una voragine, sorellina, ci divertiremo.” Arriviamo a casa, l’odore di cemento e prato che ci accoglie, il suono dei trolley che rotolano sul pavimento, un ritmo che annuncia la mia consacrazione.
In camera, Sabrina mi spinge sul letto, l’odore di lavanda delle lenzuola che si mescola al suo patchouli, un contrasto che mi fa tremare. Daniela mi ordina: “Leccala, troia.” Mi inginocchio, la mia lingua che scava nella fica di Sabrina, il sapore salato del suo muschio che mi soffoca, l’odore di patchouli che mi travolge come una droga. Sabrina mi afferra i capelli, tirando con forza, un dolore che mi accende, e morde i miei capezzoli, con forza e violenza, un dolore che mi da piacere che mi strappa un gemito: “Siiiiiii!” Morde ancora, sul seno, sul clitoride, ogni morso un’esplosione di sensazioni, il momento del mio orgasmo che si avvicina, e lei stringe più forte, i suoi denti che segnano la mia pelle, l’odore di muschio e patchouli che si intensifica. Squirta, un liquido caldo che mi inonda la bocca, il sapore salato che mi brucia la gola, un urlo che le sfugge: “Siiiiiii!” Poi, con un ghigno sadico, mi ordina: “Apri la bocca, troia. Ti è mancata la mia piscia calda?” Mi piscia in bocca, un getto caldo e acre che mi soffoca, l’odore di urina che mi travolge, un sapore che mi umilia ma mi consacra. Bevo ogni goccia, il liquido che mi scorre in gola, un gemito che mi sfugge: “Mmmh!” Daniela si unisce, posizionandosi sopra di me, la sua fica che gocciola, l’odore di sandalo che mi avvolge. “Bevi, schiava,” ordina, e mi piscia in bocca, un altro getto caldo che mi inonda, il sapore salato che si mescola al patchouli di Sabrina, un altro sigillo della mia sottomissione. Bevo tutto, ogni goccia un voto di devozione, l’odore acre che mi soffoca, un piacere che mi devasta.
Sabrina morde ancora, i suoi denti che affondano sul mio seno, un piacere che mi fa squirtare mentre mi morde il clitoride, un lago che bagna il letto, l’odore di muschio che esplode, un urlo disumano: “Siiiiiii, Padrona! Sorellina!” Daniela tira la catenella dei miei capezzoli, un pizzicore che mi strappa un gemito, mentre Sabrina infila la mano nella mia fica, un fisting lento ma profondo, un ritmo che mi squarcia. Siamo un groviglio di corpi, l’odore di muschio, sandalo e patchouli che ci soffoca, il suono dei nostri gemiti che echeggia come un coro profano, gli anelli che tintinnano, il tatuaggio che brilla come un faro. Ogni squirt, ogni morso, ogni goccia di piscio è un sigillo della mia devozione, il mio corpo devastato, la mia anima marchiata per sempre. Sono la loro schiava, una porca che vive per il loro piacere, il mio cuore che batte per Daniela, la mia Padrona. Mi sdraio tra le braccia di Daniela, l’odore di sandalo che mi culla, il suono del suo respiro che mi protegge, un altare di lussuria consacrato a loro. Sabrina, con un ultimo morso sul mio capezzolo, ci saluta e sussurra: “Sorellina, sei la mia troia perfetta e da domani ti riprendo a scopare in ufficio con lo strap on ma ho una sorpresa hihihi.” E io, con un gemito, rispondo: “Obbedisco!”

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