incesto
Veronica Segreti in Famiglia #3
Efabilandia
14.04.2026 |
30.148 |
7
"L’odore arriva subito, forte, inconfondibile: sesso fresco, sborra maschile, fica e culo usato..."
Sono passati solo due giorni da quella sera sul divano in cui papà mi ha riempito la fica di sborra calda per la prima volta. Ancora sento il suo cazzo grosso che mi apriva, il bruciore dolce e profondo che mi restava tra le gambe per ore, il calore denso e cremoso della sua sborra che mi colava lungo le cosce mentre dormivamo nudi, abbracciati, respirando lo stesso profumo di sudore, di sesso proibito e di amore malato. Ogni volta che chiudo gli occhi il sapore salato-dolce della sua cappella mi torna sulla lingua, e la mia fica si contrae da sola, bagnandosi al ricordo dei suoi gemiti rotti mentre mi chiamava “piccola” e mi sborrava dentro fino all’utero.Oggi è sabato pomeriggio. La luce del sole di aprile entra obliqua dalla finestra della mia camera, colora le pareti di un oro caldo, quasi liquido, e fa brillare le lenzuola bianche. Silvio è qui. È venuto per “studiare”, ma sappiamo entrambi che è solo una scusa. Ho messo la musica bassa: “Earned It” di The Weeknd, quel sax sensuale che sembra una lingua calda che scivola sulla pelle, bassi profondi che vibrano nel mio ventre come carezze proibite. Indosso solo una maglietta oversize di papà, quella grigia che ancora sa di lui, niente sotto. Mi siedo sul bordo del letto, apro lentamente le gambe.
La mia fica è già lucida, le labbra rosa gonfie e aperte, il clitoride che spunta turgido. L’aria della stanza è impregnata del mio odore giovane, dolce e fresco, mescolato al profumo rubato di mamma.
«Silvio… guardami» sussurro, la voce roca.
Lui arrossisce, ma stavolta i suoi occhi restano fissi sulla mia fica. Qualcosa è cambiato. Le sue dita sfiorano l’interno delle mie cosce, salgono piano. Quando toccano le mie labbra bagnate, un gemito mi esce dalla gola. Due dita entrano. Stavolta le muove con più decisione, dentro e fuori, sentendo il risucchio umido della mia fica che le stringe. Io chiudo gli occhi, inarco la schiena. Il piacere sale, caldo, liquido.
Allungo la mano nei suoi pantaloni. Il suo cazzo… stavolta è duro. Non moscio come le altre volte. È eretto, piccolo ma rigido, la cappella calda e liscia sotto le mie dita. Lo massaggio lentamente, sentendo le vene pulsare debolmente. Finalmente.
Mi abbasso. Prendo il suo cazzo in bocca. È caldo, ha un sapore giovane, leggermente dolce, con quel retrogusto di pelle che mi fa girare la testa. Lo lecco piano, dalla base alla cappella, assaporando ogni centimetro. Silvio ansima forte, le mani tra i miei capelli. Non diventa durissimo come quello di papà, ma è abbastanza. Succhio con più forza, la lingua che gira intorno alla cappella. Lui trema.
«Veronica… sto… sto per…» balbetta.
E viene. Quasi subito. Un fiotto tiepido, non abbondante, ma caldo, che mi schizza sulla lingua. Il sapore è dolce, giovane, diverso da quello denso e salato di papà. Ingoio tutto, continuo a leccarlo piano mentre lui si dimena per la sensibilità.
Stiamo per continuare quando sentiamo la porta di casa aprirsi al piano di sotto. Mamma è tornata. Ci rivestiamo in fretta, io mi infilo un paio di shorts, lui i pantaloni. Il cuore mi batte fortissimo.
Mamma sale le scale. Entra in camera senza bussare. L’odore di sesso è ancora denso nell’aria: fica eccitata, sborra giovane, sudore leggero. Lei inspira, sorride con quel sorriso da troia che conosce bene.
«Silvio, tesoro… ti fermi a pranzo domenica? Ci farebbe piacere averti con noi.»
Silvio balbetta un sì. Mamma mi guarda, gli occhi brillanti. Sa. Sa perfettamente cosa stavamo facendo.
La domenica arriva, calda e luminosa. La casa profuma di arrosto e di vino rosso. Mamma è vestita da vera zoccola: vestito rosso aderente, scollatura profonda che lascia intravedere i seni pesanti, niente reggiseno, tacchi alti. Io ho scelto un completino bianco: top corto che scopre la pancia piatta e una minigonna bianca che a malapena copre il culo, senza mutandine. Papà è a tavola, guarda me e sorride dolcemente, poi abbassa la testa quando guarda mamma, con quella vergogna che mi stringe il cuore.
Durante il pranzo, sotto il tavolo, allungo il piede nudo e sfioro la gamba di papà. Lui sussulta, ma sorride appena. Silvio è spensierato, parla di università. Mamma invece lo provoca di continuo: si china verso di lui per passargli il pane, il seno quasi fuori dal vestito. Si alza per prendere qualcosa e gli strofina il culo contro la spalla. In cucina, mentre rassettano, la vedo abbassarsi davanti a lui, la minigonna che sale, l’ombra della sua fica nuda e lucida che intravedo da lontano. Silvio ha il cazzo duro, il bozzo evidente nei pantaloni.
Mamma se ne accorge. Sorride.
«Ti piacciono le donne mature, vedo…» dice con voce mielosa.
Silvio arrossisce. «Mi… mi vergogno, signora…»
Lei ride piano. «Lunedì mattina, se non hai da studiare, vienimi a trovare. Parliamo.»
Il lunedì mattina papà mi accompagna all’università alle 8:30 prima di andare al lavoro. Lo bacio sulla guancia, il suo odore familiare mi consola. Alle 10:00 esatto Silvio bussa a casa nostra.
Mamma apre in vestaglia di seta nera, leggera, a piedi scalzi. I capelli sciolti, profumo fresco di doccia ma già con quella nota calda di troia sotto.
«Entra, tesoro» dice quasi di fretta, facendolo accomodare in salotto.
Silvio si siede sul divano, in jeans e maglietta, guarda l’Apple Watch per non fissarla. Mamma si siede accanto a lui, incrocia le gambe. La vestaglia si apre, mostra le sue gambe bellissime, toniche, e si vede chiaramente che sotto è nuda. Silvio deglutisce. Il suo cazzo si eccita immediatamente, diventa duro come non mai, preme contro i jeans.
Mamma gli accarezza il braccio. La vestaglia si apre ancora di più: un seno nudo esce, il capezzolo scuro e duro. Le gambe si aprono, mostra la fica già bagnata, lucida, le labbra gonfie.
Prende la mano di Silvio e la guida sul suo capezzolo. «Toccami…» sussurra.
Lui tocca. Tremando. Mamma geme piano. Poi gli sbottona i jeans, tira fuori il cazzo duro che svetta, venoso, la cappella lucida. Lo prende in bocca lentamente, succhia con arte, la lingua che avvolge, le labbra rosse che scivolano. Massaggia le palle. Silvio ansima forte.
Dopo pochissimo viene. Fiotti caldi in bocca. Mamma, da brava troia, ingoia tutto, continua a succhiare senza sosta. Silvio si dimena, cerca di scostarsi per la sensibilità.
«Sono una porca vero? Dillo che sono una porca» dice lei, la voce roca, continuando a leccare.
«Sei… una porca…» balbetta Silvio.
«Più convinto. Vedi come sono zoccola? Guarda la mia fica bagnata.»
Silvio allunga la mano, tocca la fica di mamma. «Sei una grande zoccolaaaaa!»
In quel momento, nei movimenti agitati, Silvio preme inavvertitamente l’Apple Watch. Parte la chiamata a me.
Io sono all’università, in pausa. Rispondo. Nessuno parla, ma sento tutto.
La voce di Silvio: «Sei una grande zoccola… succhiami il cazzoooo… siiii!»
La voce di mamma: «Siii sono una porca… voglio il tuo cazzo duro ancora!»
Riconosco immediatamente la voce di mamma. Quella stronza si sta scopando il mio fidanzato. Attivo la registrazione. Registrazione tutta.
Intanto nella stanza Silvio è di nuovo duro. Mamma lo fa sdraiare sul divano, sale sopra di lui, guida il cazzo nella sua fica e comincia a cavalcarlo forte. I suoni sono osceni: carne bagnata che sbatte, gemiti, il divano che cigola. Silvio la scopa con forza, spingendo dal basso. Cristina inizia a vibrare, trema in un orgasmo violento, la fica che stringe il cazzo di Silvio.
Poi si scosta, gli porge entrambi i piedi. «Leccali.»
Silvio ubbidisce. Lecca i piedi di mamma, succhia ogni singolo dito, assaporando il gusto salato della pelle. Mamma geme di piacere.
Poi si gira, con le mani apre le natiche, mostra il culo rosa e abituato. «Voglio che mi inculi. Tanto Veronica non te lo ha mai dato il culo, vero?»
Silvio, super eccitato, glielo infila nel culo in modo goffo, senza lubrificante. Mamma è abituata, lo prende tutto. Lui spinge, pochi colpi violenti e viene di nuovo, sborrando dentro il culo di mamma.
Cristina sorride, contenta. Gli ripulisce il cazzo con la lingua, lentamente, assaporando ogni residuo.
Silvio si riveste. Solo allora vede il telefono in chiamata. Sbianca.
Io riaggancio. Lo blocco su tutto: chiamate, WhatsApp, Instagram, tutto.
Torno a casa nel tardo pomeriggio. L’aria è ancora calda, il sole basso che filtra dalle finestre del salotto crea lame dorate sul pavimento. Mamma è in cucina, scalza, con addosso solo una vestaglia leggera di seta nera semi-aperta. Ha ancora i capelli leggermente scompigliati, le guance rosate, e sul suo viso quell’espressione da innocente che mi fa ribollire il sangue.
Mi fermo sulla soglia. L’odore arriva subito, forte, inconfondibile: sesso fresco, sborra maschile, fica e culo usato. Un profumo denso, animale, salato-dolce. Non si è lavata. Lo sento chiaramente. La sborra di Silvio è ancora dentro di lei, soprattutto nel culo, calda e densa, che probabilmente le cola piano tra le natiche mentre si muove.
«So cosa hai fatto con Silvio» dico con voce ferma, tagliente. «Non negare.»
Mamma si gira lentamente. Sorride, un sorriso sorpreso ma per niente spaventato, quasi divertito. I suoi occhi brillano di quella luce maliziosa che conosco bene.
«Amore, non so di cosa parli…» risponde con finta innocenza, inclinando la testa.
Io tiro fuori il telefono. Avvio l’audio registrato. La stanza si riempie delle sue parole, dei suoi gemiti rochi, dei suoni osceni di carne bagnata:
«Sei una grande zoccola… succhiami il cazzoooo… siiii!»
«Siii sono una porca… voglio il tuo cazzo duro ancora!»
E poi i suoi ansiti mentre lo cavalcava, mentre si faceva inculare, mentre ordinava a Silvio di leccarle i piedi.
Mamma ascolta senza battere ciglio. Non arrossisce. Non si agita. Anzi, mentre sente la propria voce da troia, un piccolo sorriso le incurva le labbra. Sa perfettamente che la sborra di Silvio le sta ancora colando dal culo, calda e viscosa, e questo la eccita ancora di più.
Quando l’audio finisce, resta in silenzio solo un secondo. Poi alza le spalle con noncuranza, come se stessimo parlando del tempo.
«Va bene… mi hai beccata» dice con voce bassa, quasi calda. «E allora? Pensi che a tuo padre importi qualcosa?»
Si avvicina di un passo. L’odore di sborra e fica diventa ancora più intenso. Non si è lavata apposta. Vuole che io lo sappia. Vuole che senta il profumo del tradimento ancora fresco dentro di lei.
«Comunque…» continua con tono umile, ma gli occhi pieni di sfida e piacere, «…scusa amore. Non volevo ferirti. Silvio è così focoso oggi, così caldo… mi si è infilato tra le gambe quasi senza che me ne accorgessi. Prima in bocca, poi nella fica, e alla fine… beh, hai sentito. Mi ha sborrato pure nel culo. È ancora tutto dentro, sai? Lo sento colare mentre ti parlo.»
Fa una pausa, si morde il labbro inferiore.
«Dimmi cosa vuoi che faccia, Veronica. Non diciamo niente a papà ci può restare male… farò tutto quello che mi chiedi.»
La guardo. Il cuore mi batte fortissimo nel petto. Rabbia pura, bollente, che mi stringe lo stomaco. Ma sotto, molto più in profondità, un’eccitazione oscura, viscida, potente. Il potere che ho su di lei mi fa bagnare la fica. L’odore della sborra di Silvio che ancora le riempie il culo mi entra nelle narici e mi confonde.
Il ricatto è iniziato. E mamma non ha nessuna intenzione di fermarlo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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