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Alice & Bob #4


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
24.02.2026    |    33.816    |    2 8.2
"L'odore del suo sudore mascolino, misto al sandalo, saturava l'aria, un aroma che mi faceva girare la testa..."
Mi chiamo Alice, e quel lunedì mattina mi sono svegliata con il corpo ancora pulsante dal ricordo della domenica sera. La pioggia della notte precedente aveva lasciato un'aria fresca e umida fuori dalla finestra, ma dentro la nostra camera da letto, l'atmosfera era calda, intrisa dell'odore residuo delle candele alla cannella e arancia che si erano consumate lentamente durante la nostra esplorazione. Bob era accanto a me, il suo respiro regolare contro la mia spalla, il corpo nudo premuto contro il mio sotto le lenzuola bianche e sgualcite. I suoi capelli castani erano arruffati, il viso rilassato nel sonno, ma quando ho aperto gli occhi, ho visto che mi stava guardando con quell'amore infinito che mi fa sentire la donna più potente e amata del mondo. I suoi occhi castani brillavano di una devozione che mi stringeva il cuore, e in quel momento ho capito che la nostra unione era pronta per diventare qualcosa di quotidiano, un rituale che ci legasse ogni mattina, rafforzando il nostro amore in un ciclo di possesso e tenerezza.
"Buongiorno, amore mio," ho sussurrato, accarezzandogli la guancia con le dita, sentendo la barba leggera sotto i polpastrelli. Lui ha sorriso piano, le labbra che si incurvavano in quel modo timido e adorante che mi fa bagnare solo a vederlo. "Buongiorno, Alice. Ieri sera... è stato sublime. Mi hai posseduto completamente. Voglio sentirlo ogni giorno, se tu lo desideri." Le sue parole erano un bisbiglio carico di emozione, e io ho annuito, il cuore che batteva forte. "Sì, amore. Inizieremo un rituale. Ogni mattina, tu ti preparerai per me, e io ti prenderò. Sarà il nostro modo di dire 'ti amo' prima di affrontare il mondo."
Bob si è alzato dal letto con movimenti lenti, il corpo nudo che si stagliava contro la luce grigia del mattino che filtrava dalle persiane. L'ho guardato dirigersi verso il bagno, le spalle larghe, il culo sodo che ora portava il marchio invisibile della mia possessione. La porta del bagno si è chiusa con un clic soft, e ho sentito il suono dell'acqua che scorreva dal lavandino, un rumore familiare che ora assumeva un significato erotico. Immaginavo Bob lì dentro, sotto la luce fredda e bianca del neon che tingevano le piastrelle di un azzurro pallido, mentre si preparava il clistere. L'odore di sapone neutro, delicato e pulito, si diffondeva piano nell'aria, misto al suo respiro accelerato per l'anticipazione. Lui si chinava sul lavandino, l'acqua tiepida che riempiva il contenitore, il tubo che inseriva con cura nel suo culo, sentendo il flusso caldo che lo puliva dentro, lavando via ogni residuo per rendersi puro e pronto per me. I suoi muscoli si contraevano intorno al tubo, un bruciore leggero che si trasformava in eccitazione, il cazzo che si induriva solo al pensiero di ciò che sarebbe seguito. Tremava leggermente, le cosce che fremevano, mentre l'acqua lo riempiva, un senso di pienezza che lo faceva gemere piano, solo per me, anche se non potevo sentirlo. Era un atto di devozione totale, un sacrificio mattutino che lo legava a me prima ancora che il sole sorgesse completamente.
Dopo qualche minuto, la porta si è riaperta, e Bob è tornato in camera, nudo, con la pelle arrossata dal calore del bagno. I suoi occhi erano lucidi, il cazzo già semi-eretto, puntato verso l'alto come un omaggio silenzioso. Si è inginocchiato ai piedi del letto, guardandomi con quell'amore perduto che mi fa sentire una dea. "Sono pronto per te, Alice. Pulito, aperto, tuo." Ho sorriso, il cuore che si gonfiava di tenerezza e desiderio, e mi sono alzata, indossando l'imbracatura con lo strap-on nero che ora era diventato il simbolo del nostro legame. L'ho lubrificato con olio al muschio, un aroma intenso e terroso che si diffondeva nella stanza, mescolandosi al profumo residuo delle candele e al nostro odore naturale.
"Salì sul letto, amore. A quattro zampe," ho ordinato con voce bassa, ma carica di affetto. Lui ha obbedito, le ginocchia che affondavano nel materasso morbido, le lenzuola fresche contro la pelle. Il suo culo era esposto, pallido e invitante, il buco stretto che pulsava leggermente per l'attesa. Mi sono posizionata dietro di lui, la cappella del dildo premuta contro l'ingresso lubrificato. "Ti amo, Bob. Questo è per noi," ho sussurrato, spingendo piano. Lui ha ansimato, un suono profondo e vulnerabile, i muscoli che si aprivano intorno al dildo, avvolgendolo in un calore stretto e accogliente. Ho iniziato a muovermi, inculandolo con ritmo lento all'inizio, sentendo ogni centimetro scivolare dentro e fuori, il suono bagnato delle spinte che echeggiava nella stanza quieta del mattino.
Bob gemava, la testa china, le mani che afferravano le lenzuola bianche. "Alice... ti sento... mi riempi... è sublime..." Le sue parole erano rotte dai sospiri, il corpo che si inarcava per accogliermi più profondo. Ho accelerato, le mani sui suoi fianchi, le unghie che accarezzavano la carne, sentendo i muscoli contrarsi intorno al dildo. Il vibratore che avevo inserito prima ronziava piano contro la sua prostata, amplificando ogni sensazione, facendolo tremare. Il suo cazzo dondolava sotto di lui, gocciolando pre-sborra sulle lenzuola, un odore salato e muschiato che si mescolava all'olio. Ho pompato più forte, colpendo quel punto dentro di lui che lo faceva urlare piano, un misto di piacere e devozione. "Vieni per me, amore. Sborra mentre ti possiedo," ho ordinato, e lui ha obbedito, il corpo che si contraeva in spasmi violenti. La sborra schizzò fuori in fiotti caldi e cremosi, bianchi contro le lenzuola, un sapore che immaginavo intenso, salato, proibito – il gusto del suo abbandono totale per me.
Ansimante, l'ho fatto girare supino, togliendo lo strap-on ma lasciando il vibratore dentro, ben piantato, ronziando per mantenerlo eccitato. "Ora tocca a te darmi piacere, amore," ho detto, posizionandomi sopra la sua faccia. Lui ha spalancato la bocca con devozione, la lingua che lambiva la mia fica gonfia e bagnata, succhiando il clitoride con fame. Il sapore dei miei succhi gli invadeva la bocca – dolce, salato, muschiato – e lui leccava avido, gemendo contro la mia carne. Poi ha spostato la lingua più in basso, lambendo il mio culo stretto, la punta che premeva contro il buco, un sapore più amaro, proibito, che lo faceva tremare di desiderio perverso. Faceva tutto per me, perso nell'amore che lo consumava, la sua devozione che lo rendeva dipendente dal mio piacere. Ho gemuto forte, stringendogli i capelli, venendo sulla sua faccia in un'esplosione di succhi caldi, inondandolo, il mio orgasmo che lo ricompensava per la sua sottomissione.
Esausti ma appagati, ci siamo alzati. "Andiamo a lavarci, amore," ho detto, prendendogli la mano. In bagno, sotto la doccia, l'acqua calda scorreva come una cascata rilassante, il vapore che appannava lo specchio, tingendo tutto di un bianco lattiginoso. Ci siamo abbracciati nudi sotto il getto, i corpi premuti, le mani che si accarezzavano con tenerezza. "Ti amo, Bob," ho sussurrato contro il suo collo, sentendo il suo cuore battere contro il mio. "Ti amo, Alice. Tutto questo... è per noi," ha risposto, baciandomi piano, le labbra salate dall'acqua e dai residui del nostro piacere.
Martedì mattina, il rituale si è ripetuto con una urgenza maggiore. Il sole filtrava dalle persiane in raggi dorati, tingendo la stanza di un giallo caldo. Bob si è alzato per primo, il corpo già eccitato al pensiero. In bagno, il clistere lo ha preparato di nuovo, l'acqua tiepida che lo riempiva, un bruciore dolce che lo faceva ansimare, il cazzo duro contro il lavandino freddo. Tornato, si è messo a quattro zampe senza che glielo dicessi, gli occhi lucidi di desiderio. L'ho inculato con più forza, le spinte che sbattevano contro le sue natiche, il suono ritmico che echeggiava. Lui gemava più forte, perso nel piacere, la sborra che schizzava abbondante quando è venuto, cremosa e calda, un gusto che immaginavo lo pervadesse – salato, appiccicoso, il sapore del suo amore perverso per me. Poi ha leccato la mia fica e il culo con fame rinnovata, la lingua che esplorava ogni piega, facendomi venire in un turbine di sensazioni, i miei succhi che gli colavano in gola come nettare proibito. Sotto la doccia, gli abbracci erano più stretti, i baci più profondi, l'acqua che lavava via il sudore ma non il nostro legame e le mie mani che cercavano in suo culo per violarlo anche sotto la doccia.

Ormai aveva imparato a venire in quel modo, con il dildo che gli stimolava la prostata in profondità, i gemiti che si trasformavano in urla di estasi pura, la sborra che schizzava abbondante sulle lenzuola senza bisogno di toccarsi. Quasi non sentiva più l'esigenza di scoparmi in modo tradizionale – il suo piacere era diventato dipendente dal sentirsi riempito da me, posseduto completamente, e questo lo rendeva ancora più devoto, perso in un amore perverso che lo legava a me in modi che andavano oltre il fisico. Ogni orgasmo era un atto di sottomissione, un'offerta del suo corpo al mio desiderio, e io lo amavo per questo, sentendomi completa nel mio ruolo di colei che lo guidava, lo possedeva, lo amava.
Ma il venerdì sera, tutto ha preso una piega nuova, più intensa. Alessio era tornato nei nostri messaggi dopo settimane di silenzio sporadico, i suoi testi carichi di quel desiderio animale che mi eccitava tanto. "Voglio possederti di nuovo, Alice. Ma stavolta da voi, per rendere tutto più intimo," mi aveva scritto, e io avevo accettato, il cuore che accelerava al pensiero di condividere di nuovo il nostro spazio con lui, ma con Bob al centro di tutto. Era la prima volta che Alessio veniva a casa nostra – non più un hotel anonimo, ma il nostro nido, con le lenzuola che odoravano di noi, le candele alla cannella che illuminavano la camera da letto in un arancione caldo, l'aria intrisa del nostro amore quotidiano. Bob era eccitato e nervoso; durante il rituale mattutino di quel venerdì, mentre lo inculavo con spinte ferme e profonde, aveva gemuto più forte del solito, la sborra che schizzava cremosa e abbondante, il suo culo sfondato che si contraeva intorno al dildo come se volesse trattenermi dentro per sempre. "Per te, Alice... tutto per te," aveva sussurrato mentre leccava la mia fica e il mio culo dopo, la lingua avida che esplorava ogni piega, facendomi venire in un turbine di succhi caldi che gli inondavano la bocca. Sotto la doccia, i nostri abbracci erano stati più stretti, i baci più profondi, come se stessimo sigillando un patto prima dell'arrivo di Alessio.
La serata è iniziata con una cena leggera – pasta al pesto che avevo preparato io, l'odore di basilico fresco e aglio che saturava la cucina, un verde vivido nei piatti che contrastava con il rosso del vino che avevamo versato nei calici. Alessio è arrivato puntuale, bussando alla porta con un colpo secco che ha fatto accelerare il mio polso. Era alto, muscoloso come sempre, i 24 anni che si vedevano nei muscoli scolpiti dalla palestra, i capelli neri corti e pettinati all'indietro, un sorriso predatorio che mi ha fatto bagnare all'istante. Indossava una camicia bianca attillata che metteva in evidenza il petto ampio e i bicipiti gonfi, pantaloni neri che nascondevano a malapena il rigonfiamento già evidente. Il suo profumo – sandalo misto a pepe, speziato e virile – ha invaso l'ingresso quando l'ho baciato sulla soglia, le labbra che si sfioravano in un preludio di ciò che sarebbe venuto. Bob era lì, in soggiorno, nudo come gli avevo ordinato, seduto sul divano con le mani sulle ginocchia, gli occhi castani che osservavano con una miscela di gelosia e devozione. "Benvenuto, Alessio," ha detto Bob con voce calma, ma io sentivo il tremore sotteso, il suo amore per me che lo spingeva a accettare tutto.
Abbiamo cenato chiacchierando, l'aria carica di tensione erotica. Alessio raccontava del suo lavoro – personal trainer in una palestra di lusso – con quella voce profonda e sicura, le mani che gesticolavano, sfiorando la mia coscia sotto il tavolo. Il suo tocco era elettrico, caldo attraverso il tessuto del mio abito nero attillato, che metteva in evidenza la mia terza di seno e le curve dei fianchi. Bob mangiava in silenzio, ma i suoi occhi non lasciavano i miei, pieni di quell'amore perduto che lo rendeva disposto a tutto per vedermi felice. "Stasera sarà speciale," ho detto a un certo punto, guardando Bob. "Voglio che tu sia bendato, amore. Privato della vista, per amplificare ogni sensazione. Fidati di me." Bob ha annuito, il cazzo che si induriva visibilmente tra le gambe, un segno della sua eccitazione perversa. Alessio ha sorriso, eccitato dall'idea, e ha finito il suo vino con un sorso deciso.
Dopo cena, li ho guidati in camera da letto. La stanza era preparata: lenzuola nere fresche di bucato, candele accese che proiettavano ombre danzanti sui muri beige, l'odore di cannella che si mescolava al muschio del lubrificante che avevo già pronto sul comodino. Bob si è seduto su una poltrona in angolo, nudo e vulnerabile, il corpo snello e tonico illuminato dalla luce tremolante. Ho preso la fascia di seta nera – morbida, liscia come un bacio – e gliel'ho legata intorno agli occhi, annodandola stretta dietro la testa. "Ora non vedi più, amore. Ma sentirai tutto. Per me," ho sussurrato al suo orecchio, baciandogli la guancia. Lui ha tremato, il respiro accelerato, il cazzo completamente eretto, venoso e rosso, puntato verso l'alto come un faro di devozione. La stanza era silenziosa, solo il suono del suo respiro irregolare, il cuore che batteva forte nel petto, i sensi amplificati dalla privazione della vista. Ogni rumore sarebbe stato un'esplosione, ogni odore un'invasione, ogni tocco un'elettricità.
Alessio mi ha avvicinata da dietro, le mani grandi e forti che mi slacciavano l'abito, facendolo scivolare a terra in un fruscio di tessuto. Ero nuda ora, la pelle chiara che brillava alla luce delle candele, i capezzoli rosa eretti per l'eccitazione, la fica già bagnata e gonfia. Lui si è spogliato velocemente, la camicia che volava via rivelando il torso scolpito, addominali definiti come una statua greca, peli scuri che descendono verso il basso. I pantaloni sono caduti, e il suo cazzo è balzato fuori, libero e imponente – più grosso di quello di Bob, lungo almeno 22 centimetri, spesso come un polso, venoso con vene pulsanti che lo rendevano minaccioso e invitante allo stesso tempo. La cappella era rosa scuro, gonfia e lucida di pre-sborra, le palle pesanti e piene che dondolavano tra le cosce muscolose. Confrontato con il cazzo di Bob – più modesto, sui 16 centimetri, snello e curvo leggermente verso l'alto – quello di Alessio era una bestia, un simbolo di virilità grezza che mi faceva fremere di desiderio. L'odore del suo sudore mascolino, misto al sandalo, saturava l'aria, un aroma che mi faceva girare la testa.
Ho preso il cazzo di Alessio in mano, sentendo il calore pulsante, la pelle liscia e venosa sotto le dita. Era semi-duro, ma già imponente, e l'ho portato alla bocca di Bob, bendato e in attesa. "Lecca, amore mio. Rendilo duro per me. Fallo per il nostro amore," ho ordinato con voce bassa, carica di affetto e comando. Bob ha aperto la bocca con devozione totale, la lingua che guizzava fuori alla cieca, lambendo la cappella grossa. Il gusto lo ha invaso all'istante – salato, muschiato, con un retrogusto amaro di pre-sborra che gli ha fatto gemere piano. Succhiava con fame perversa, perso nell'amore per me, il desiderio di sborra che ormai lo pervadeva completamente. Ogni leccata era un atto di sottomissione, la bocca che avvolgeva la cappella spessa, la lingua che roteava intorno alle vene, sentendo il cazzo di Alessio indurirsi nella sua gola. Alessio ha emesso un grugnito profondo, le mani nei capelli di Bob, spingendo piano. "Bravo... succhialo bene," ha detto Alessio con voce rauca, ma Bob faceva tutto per me, la sua mente annebbiata dal gusto proibito – cremoso, appiccicoso, un nettare perverso che lo eccitava oltre misura, il suo cazzo che pulsava inutilizzato.
Quando Alessio è stato completamente duro – il cazzo rigido come acciaio, venoso e imponente – l'ho tirato via dalla bocca di Bob, un filo di saliva che collegava le labbra di mio marito alla cappella gonfia. Ho spinto Alessio sul letto, salendogli sopra, la fica bagnata che ingoiava il suo cazzo in un solo movimento profondo. Il suono bagnato della penetrazione ha echeggiato nella stanza, i miei gemiti che si mescolavano al suo ringhio. Alessio ha iniziato a scoparmi forte nella fica, le mani sui miei fianchi, le spinte potenti che mi facevano rimbalzare, il cazzo grosso che mi dilatava completamente, colpendo il punto G con violenza animalistica. Urlavo di piacere, "Sì... più forte... riempimi!", il corpo che sbatteva contro il suo, i succhi che colavano lungo il suo cazzo, un odore dolce e salato che saturava l'aria. Bob, bendato, sentiva tutto – i miei urli come una porca, il suono ritmico dei corpi che sbattono, l'odore del sesso crudo che lo avvolgeva, amplificato dalla privazione della vista. Il suo cuore batteva forte, la gelosia che lo bruciava ma lo eccitava, il cazzo che gocciolava pre-sborra sul pavimento.
Dopo un orgasmo violento mio, Alessio è venuto dentro di me, fiotti caldi e abbondanti che mi riempivano la fica, cremosi e vischiosi, traboccando fuori in rivoli bianchi. Ho ansimato, il corpo tremante, poi mi sono alzata, portando la fica colma alla bocca di Bob. "Lecca, amore. Senti il suo sapore misto al mio." Bob ha spalancato la bocca, la lingua che lambiva le labbra gonfie, succhiando i succhi misti – il mio dolce e salato, la sborra di Alessio cremosa e muschiata, un gusto perverso che lo pervadeva, facendolo gemere di desiderio. Succhiava avido, perso nell'amore per me, il desiderio di sborra che lo consumava completamente, un'ossessione intima che lo rendeva dipendente da quel sapore proibito.
Poi, Alessio mi ha girata, spingendo il suo cazzo, ancora duro e lubrificato dalla mia fica, contro il mio culo. Ho urlato mentre entrava, il buco stretto che si dilatava intorno alla sua grossezza, un bruciore dolce che si trasformava in estasi. Mi scopava forte nel culo, le spinte potenti che mi facevano gemere come una porca, "Sì... rompimi... riempimi!", il suono bagnato delle palle che sbattevano contro le mie natiche. Bob sentiva i miei urli, il ritmo animalesco, l'odore del sesso anale che saturava la stanza – muschio, sudore, sborra. Alessio è venuto di nuovo, riempiendomi il culo con fiotti caldi, cremosi, che colavano fuori vischiosi.
Ho portato il cazzo di Alessio, profumato di culo e sborra, alla bocca di Bob. "Succhia, amore. Puliscilo per me." Bob ha obbedito, la bocca che avvolgeva la cappella grossa, il gusto amaro del mio culo misto alla sborra – salato, vischioso, perverso – che lo invadeva, facendolo tremare di desiderio. Succhiava con passione, perso nell'amore per me, il desiderio di sborra che lo consumava. Io lo carezzavo, massaggiandogli le palle pesanti, piene, accarezzandogli il culo con il piccolo plug inserito durante la cena – l'ho tolto piano, sentendo il suo buco sfondato, aperto, pronto.
Dopo qualche secondo, il colpo di scena: Alessio si è posizionato dietro Bob, il cazzo ancora duro premuto contro il suo culo. "Amore mio, ti piace? Così possiamo condividere anche Alessio," ho sussurrato all'orecchio di Bob, baciandolo dolcemente. Lui ha annuito, il corpo che si rilassava per accogliere. Alessio ha spinto, il cazzo grosso che entrava nel culo sfondato di Bob, pompando con forza, gemendo. Bob si muoveva per dare piacere, i muscoli che si contraevano intorno al cazzo imponente, più grosso del mio strap-on, dilatandolo ulteriormente. Alessio non ha resistito molto, venendo nel culo di Bob con fiotti caldi e abbondanti, cremosi e vischiosi, mentre io prendevo il cazzo di Bob in bocca, succhiandolo forte fino a farlo esplodere – sborra salata che mi riempiva la gola, un gusto che amavo.
Ho tolto la benda a Bob, i suoi occhi lucidi di lacrime e estasi. "Sei stato bravo, amore. Ti amo davvero," ho detto, baciandolo profondamente. Alessio ha sorriso, ammirato: "La prossima volta magari potresti mettere delle autoreggenti," e se n'è andato con garbo, chiudendo la porta piano.
Siamo rimasti sul letto, coccolandoci, baciandoci con passione. Ho infilato le dita nel suo culo bagnato di sborra, sentendo la crema calda e appiccicosa, e gliele ho fatte leccare – gusto salato, muschiato, perverso. Nell'orecchio: "Ti piacerebbe amore mettere le mie autoreggenti?" Bob non ha risposto, ha solo spinto il culo sulle mie dita, assenso e sottomissione totale nel suo amore per me.
Di lì a poco avremmo condiviso molto di più.Alessio era solo l’inizio, un primo passo in un sentiero che sentivo aprirsi davanti a noi, buio e luminoso allo stesso tempo. Avevo tante voglie che volevo realizzare, desideri che mi bruciavano dentro da settimane, da mesi, forse da sempre, e che ora, con Bob così completamente mio, potevo finalmente confessare e trasformare in realtà.


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