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LockDown: La casa ed i suoi abitanti #4


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
29.09.2025    |    23.628    |    0 9.4
"Domenico, in tanga nero e reggiseno rosso, il tessuto che gli graffiava la pelle, si stese al centro, il cuore che batteva forte, il culo sfondato che pulsava..."
La sospensione morale di Antonella spaventava Enzo, un’ombra che lo seguiva in ogni angolo della casa di Torino. Il silenzio di sua moglie, dopo averla sorpresa a impalarsi sul cazzo di Domenico, era una lama che lo teneva in bilico tra paura e desiderio. La cucina, con le piastrelle bianche screpolate e il tavolo di legno graffiato, puzzava di sudore, caffè bruciato e un sentore acre di sborra, il profumo di vaniglia di Antonella ormai un ricordo. La radio, sintonizzata su Wicked Game di Chris Isaak, amplificava la tensione, il ritmo lento che sembrava deridere la loro situazione. Enzo, in felpa grigia macchiata e boxer neri, sentiva il cazzo duro sotto i jeans, eccitato dall’immagine di Antonella e Domenico, ma anche nervoso per il suo silenzio. Antonella, in una camicetta azzurra stropicciata, jeans e tanga bianco umido, sorseggiava un vino rosso, il sapore acido che le bruciava la gola, la rabbia e il desiderio che le ribollivano dentro. Aveva usato Domenico, il fratello che avrebbe dovuto proteggere, per colmare l’astinenza, e ora il senso di colpa si mescolava a un piacere che non riusciva a reprimere.
Domenico, chiuso nella sua stanza, era un relitto. Il culo sfondato pulsava, un promemoria degli orgasmi anali che Enzo gli strappava ogni notte, la sborra che schizzava senza toccarsi. Ma l’episodio con Antonella, il suo cazzo che l’aveva riempita, lo aveva spezzato ulteriormente. Indossava una felpa nera e jeans, il tanga nero e il reggiseno rosso nascosti sotto, il tessuto che gli pizzicava la pelle. La radio, passando a Bad Romance di Lady Gaga, sembrava un’ironia crudele per la sua vita, un sogno surreale di piacere e umiliazione.
Una sera, mentre erano seduti al tavolo, l’odore di pasta al pomodoro bruciata nell’aria, Enzo ruppe il silenzio. “Basta segreti,” disse, la voce bassa, un ghigno sul volto. “Ho visto cosa fate. Domenico può dormire con noi. Sarà la nostra troia.” Antonella, il cuore che batteva forte, lo fissò, la camicetta che le stringeva il petto. Domenico, il viso contratto, abbassò lo sguardo, il culo sfondato che pulsava. “Tu lo vuoi, e anch’io,” aggiunse Enzo, il cazzo duro nei boxer. Antonella, combattuta tra rabbia e desiderio, non rispose, il suo silenzio un assenso. La casa, con il suo odore di sudore e segreti, era una prigione, e il lockdown rendeva impossibile la fuga.
Quella notte, la camera da letto, con le tende bianche sbiadite e l’odore di lavanda stantia misto a sudore, divenne il teatro della loro discesa morale. La radio, lasciata accesa, suonava Hurt di Nine Inch Nails, un lamento che rispecchiava il loro smarrimento. Antonella, in una camicia da notte nera, il tanga bianco umido di eccitazione, si sdraiò sul letto, il materasso che scricchiolava sotto di lei. Enzo, in boxer rossi, il cazzo doppio duro, ordinò a Domenico di unirsi a loro. Domenico, in tanga nero e reggiseno rosso, il tessuto che gli graffiava la pelle, si stese al centro, il cuore che batteva forte, il culo sfondato che pulsava. Enzo, con un ghigno, gli disse: “Lecca, troia,” spingendogli il cazzo in faccia. Domenico, spezzato, succhiò, il sapore salato e muschiato delle palle di Enzo che gli riempiva la bocca, la lingua che scivolava sul perineo fino al culo, un gusto acre e caldo che lo disgustava e lo eccitava. Antonella, osservando, sentì la fica pulsare, il desiderio che le annebbiava la mente.
Fece distendere Domenico sul letto, il suo corpo muscoloso che si tendeva contro le lenzuola bianche, l’odore di sudore e dopobarba al bergamotto che emanava. Si inginocchiò, leccandogli il cazzo, un sapore salato e leggermente dolce, la pelle liscia che pulsava sotto la sua lingua. Quando si indurì, Antonella si sfilò il tanga, lasciandolo cadere sul pavimento, e si impalò su di lui, muovendosi lentamente all’inizio, poi sempre più velocemente, i fianchi che sbattevano contro il suo corpo, il letto che scricchiolava. Enzo, eccitato, si sedette con il culo sulla faccia di Domenico, che continuò a leccargli le palle e il culo, il sapore acre che gli bruciava la gola. Antonella, ansimando, si mosse con furia, il piacere che la travolgeva, fino a che Domenico, con un gemito soffocato, schizzò sborra nella sua fica, un orgasmo che la fece urlare. Si tolse, aprendo la fica per mostrare a Enzo la sborra bianca e densa che colava, l’odore aspro che riempiva l’aria. “Guarda quanto mi ha riempito,” disse, la voce carica di sfida e desiderio.
Enzo, il cazzo duro, girò Domenico, mettendolo a quattro zampe, il culo sfondato esposto. Lo inculò con forza, il ritmo brutale che colpiva la prostata, mentre Antonella, inginocchiata, leccò il cazzo moscio di Domenico, il sapore della sua sborra ancora sulla lingua, misto al sudore della sua pelle. Enzo, sborrando nel culo di Domenico, si tolse, mostrando ad Antonella la sborra che colava dal culo sfondato, un rivolo bianco che contrastava con la pelle abbronzata. Antonella, in un impeto di desiderio, leccò il culo di Domenico, il sapore acre e salato della sborra di Enzo che le riempiva la bocca, poi succhiò il cazzo di Enzo, ripulendolo, il gusto muschiato che la nauseava e la eccitava. Enzo, ancora duro, tenne Domenico fermo con la testa sul letto, infilando una mano nel suo culo sfondato. Il fisting lo fece urlare, il piacere anale che lo travolse, e Domenico, il cazzo moscio, schizzò sborra sul letto, l’orgasmo che lo fece tremare in un’estasi surreale. Enzo, ridendo, invitò Antonella: “Fistalo tu.” Con sorpresa, la mano di Antonella entrò subito, il culo di Domenico che cedeva senza resistenza. Muovendola velocemente, lo fece schizzare di nuovo, l’orgasmo anale che lo devastò, il cazzo moscio che colava sborra.
Domenico, intrappolato in un sogno di piacere continuo, si sentiva perso, il corpo che rispondeva a ogni tocco, il culo sfondato che lo rendeva una “troia” condivisa. Antonella, combattuta tra senso di colpa e desiderio, si abbandonava al piacere, mentre Enzo, sentendosi al comando, assaporava il potere. La casa, odorante di sudore, sborra e piscio, era un’arena di trasgressioni, e la radio, passando a Tainted Love dei Soft Cell, sanciva la loro discesa.
La dinamica si consolidò in una routine perversa, un rituale che trasformava ogni notte in un’orgia di umiliazione e piacere. Domenico dormiva con loro, indossando lingerie rubata ad Antonella – tanga neri, reggiseni di pizzo rossi, bustini neri – il tessuto che gli graffiava la pelle, il culo sfondato che pulsava. La camera da letto, con il suo odore di lavanda stantia, sudore e sborra, era il centro della loro perversione. La radio, sempre accesa, passava da Numb dei Linkin Park a My Immortal di Evanescence, un sottofondo che amplificava il loro smarrimento.
Ogni notte, Enzo ordinava a Domenico di succhiargli il cazzo, le palle e il culo, il sapore muschiato e acre che lo travolgeva. Antonella, in camicia da notte nera o rossa, si impalava sul cazzo di Domenico, muovendosi con furia, o gli spingeva la fica in faccia, spesso piena della sua stessa sborra. Domenico, costretto a leccarla, sentiva il sapore aspro della fica misto alla sua sborra, un’umiliazione che lo faceva schizzare senza toccarsi, il culo sfondato che cedeva al cazzo doppio di Enzo o alla sua mano. Enzo lo fistava, la mano che scompariva nel culo, mentre Antonella, a volte, gli pisciava in bocca, il gusto caldo e salato che lo faceva tossire. Domenico, il cazzo moscio, schizzava per gli orgasmi anali, il piacere che lo devastava in un’estasi surreale.
Di giorno, la routine continuava. Antonella, in cucina, la camicetta viola aperta, il tanga bianco umido, chiamava Domenico, ordinandogli di massaggiarle la fica o di lasciarsi fistare. In salotto, durante un allenamento, la canottiera nera fradicia, lo spingeva contro il divano, succhiandogli il cazzo, il sapore salato e dolce che le riempiva la bocca, o fistandolo, il culo sfondato che cedeva alla sua mano. Enzo, nel garage, l’odore di benzina e cemento nell’aria, lo fistava o gli sborrava in bocca, il sapore muschiato delle sue palle che lo soffocava. Domenico, intrappolato, viveva per gli orgasmi anali e vaginali, il corpo che lo tradiva, la casa una prigione odorante di sudore, sborra e piscio.

Quella notte, la camera da letto, con le tende bianche sbiadite e l’odore di lavanda stantia misto a sudore, divenne il teatro della loro discesa morale. La radio suonava Hurt di Nine Inch Nails, un lamento che rispecchiava il loro smarrimento. Antonella, in una camicia da notte nera, il tanga bianco umido, si sdraiò sul letto, il materasso che scricchiolava. Enzo, in boxer rossi, il cazzo doppio duro, ordinò a Domenico di unirsi a loro. Domenico, in tanga nero e reggiseno rosso, il tessuto che gli graffiava la pelle, si stese al centro, il cuore che batteva forte, il culo sfondato che pulsava.
Enzo aveva ricevuto un pacco da Amazon quel pomeriggio: un plug anale enorme, 6 cm di diametro, nero e lucido. “Questo è per te, troia,” disse, mostrandolo a Domenico. Antonella, con un misto di curiosità e disgusto, accettò di infilarlo. Fece distendere Domenico sul letto, il suo corpo muscoloso contro le lenzuola bianche, l’odore di sudore e dopobarba al bergamotto che emanava. Lubrificò il plug, spingendolo lentamente nel culo sfondato di Domenico, che gemette, il dolore e il piacere che si mescolavano. Una volta inserito, il plug lo riempiva, un peso costante che lo faceva tremare.

La dinamica si consolidò in una routine perversa. Domenico indossava il plug anale enorme costantemente, eccetto quando Antonella lo fistava o Enzo lo inculava. Si allenava nel salotto, la canottiera nera fradicia, i pantaloncini grigi tesi, il plug che lo riempiva, rendendo il cazzo più duro e la sborra più abbondante quando scopava Antonella. Una sera, la radio che suonava Tainted Love dei Soft Cell, Enzo mise Antonella a pecorina sul letto ed ordino a Domenico di scoparla. Domenico comincio a scopare la sorella come sempre. Enzo, eccitato, tolse il plug e con sua grande sopressa iniziò ad icularlo, il cazzo doppio che colpiva la prostata. La sensazione, amplificata dal cazzo che aveva nella fica della sorella, fu così intensa che Domenico schizzò nell’utero di Antonella, mentre Enzo sborrava nel suo culo, e Antonella, travolta, urlò di piacere, tutti e tre vennero insieme.
Le notti successive, Enzo fistava Domenico mentre lui scopava Antonella, il cazzo reso più duro dal culo sfondato, la sborra abbondante che riempiva la fica di lei. Antonella godeva molto di più, il piacere amplificato dal cazzo super duro di Domenico, urlando mentre schizzava. Domenico, costretto a leccarle la fica piena della sua sborra, sentiva il sapore aspro e salato, un’umiliazione che lo faceva eccitare e lo faceva sentire una porca.
Una domenica, Antonella, in vena, chiamò Domenico in bagno, l’odore di sapone al cocco e vapore nell’aria. Lo truccò, applicando rossetto rosso, eyeliner nero e smalto rosso sulle unghie, trasformandolo in una visione perversa. Gli fece indossare una gonna nera corta ordinata su Amazon, tacchi alti neri e il reggiseno rosso, senza mutandine, il plug nel culo che lo faceva gemere. “Sei una bella porca,” disse Antonella, spingendogli la fica in faccia. Domenico leccò, il sapore aspro che lo travolse, e Antonella, venendogli in bocca, lo fece tossire, il gusto caldo che lo umiliava. Quando Enzo lo vide non resistette. “Succhiami, troia,” ordinò, e Domenico, in gonna e tacchi, gli fece un pompino, la bocca piena della sborra muschiata di Enzo.
La tesi di Domenico non faceva progressi, persa tra le scadenze universitarie ignorate. In due mesi, si era trasformato: da fratello a “puttana” ad uso di Antonella ed Enzo, il corpo che lo tradiva in un’estasi surreale di orgasmi anali e di glande. Ma le cose stavano per cambiare, un’ombra che si profilava oltre il lockdown.

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