Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > incesto > Occhi nel Buio #1
incesto

Occhi nel Buio #1


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
28.03.2026    |    37.125    |    7 9.5
"Marco mi ha fatto piegare leggermente in avanti, le mani appoggiate alla parete della nicchia..."

Mi chiamo Sara e ho ventiquattro anni. Da fuori sembro la classica ragazza che ha tutto sotto controllo: grafica freelance, appartamento piccolo ma carino in centro, vita sociale attiva. Dentro, però, da qualche settimana sono un vulcano pronto a esplodere.
Papà è via per lavoro da dodici giorni. Torna ogni venti, più o meno. Un contratto internazionale che lo tiene lontano per settimane intere. Quando è a casa è dolce, presente, ma il suo odore svanisce in fretta dalle lenzuola. Mamma, Anna, cinquant’anni compiuti da poco, è sempre stata la donna perfetta: elegante, composta, con quel sorriso calmo che nasconde tutto. O almeno così credevo.
Tutto è iniziato con piccoli indizi, come briciole che portano in un bosco proibito.
La prima volta è stato il profumo. Un sabato sera sono rientrata tardi e l’ho trovata sul divano del salotto, le gambe accavallate, un bicchiere di vino rosso in mano. Profumava di sandalo e muschio, un’essenza maschile forte, niente a che vedere con l’Acqua di Parma di papà. «Serata con le amiche», ha detto lei con un sorriso sereno. Io ho annuito, ma il cuore ha fatto un salto.
Poi è stata la biancheria. Ho aperto la lavatrice per caricare la mia roba e ho visto cose che non avevo mai visto addosso a mia madre: un perizoma di pizzo nero quasi trasparente, un reggiseno push-up rosso fuoco, calze autoreggenti con la riga dietro. Roba da donna che vuole essere divorata, non da moglie che aspetta il marito una volta al mese. Li ho toccati con la punta delle dita, sentendo un calore strano tra le gambe. Li ho rimessi giù in fretta, come se scottassero.
Il telefono squillava a orari strani. Lei rispondeva allontanandosi in camera, la voce bassa, quasi roca. Una mattina ho trovato sul divano un orecchino da uomo: un cerchio d’argento spesso, niente a che vedere con i gioielli di papà. L’ho infilato in tasca e l’ho tenuto per giorni, rigirandomelo tra le dita mentre lavoravo al computer.
Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata ieri sera.
Mamma era uscita «a cena con le amiche». Il suo MacBook era rimasto acceso sul tavolo della cucina, lo screensaver che scorreva lento. Ho mosso il mouse senza pensarci. La mail era ancora aperta: “Le Jardin Noir – Conferma prenotazione per stasera ore 22:30. Ingresso VIP per Anna M.”. Sotto, un messaggio privato: “Ti aspetto nella sala centrale, piccola. Voglio vederti urlare come l’ultima volta”.
Il cuore mi è schizzato in gola. Le Jardin Noir. Ne avevo sentito parlare solo in certi forum riservati: un club privé esclusivo, luci soffuse, musica sensuale, stanze dove tutto è permesso tra adulti consenzienti. Non ci ero mai andata. Ma quella sera, mentre il cursore lampeggiava, ho deciso.
Ho prenotato anch’io. Nome falso: “Sofia Rossi”. Pagamento online. Poi sono andata in camera mia.
Mi sono guardata allo specchio mentre mi vestivo. Volevo essere invisibile e irresistibile allo stesso tempo. Ho scelto un abito nero aderente, corto appena sopra metà coscia, scollatura profonda sulla schiena. Sotto, un completino di pizzo nero che mi faceva sentire già bagnata solo a indossarlo. Tacchi alti, capelli sciolti sulle spalle, trucco smokey. Mi sono passata il rossetto rosso scuro sulle labbra e ho pensato: “Sto per spiare mia madre mentre scopa. E mi eccita da morire”.
Mentre guidavo verso la periferia, la città che scivolava via luminosa, la mente tornava indietro. A Marco. Mio cugino di secondo grado, ventinove anni, architetto, tornato da sei mesi dall’estero. L’avevo rivisto al compleanno della nonna, quell’estate. Era diventato un uomo: spalle larghe, mascella squadrata, occhi verdi che sembravano leggerti dentro. Da ragazzina, quando passavamo le vacanze insieme nella casa al mare, lo spiavo. Aveva sedici anni, io quattordici. Lui si chiudeva in bagno dopo la spiaggia, pensavo dormisse. Invece una volta ho sbirciato dalla fessura della porta socchiusa. Era in piedi davanti allo specchio, il costume abbassato, la mano che si muoveva lenta sul suo cazzo già grosso, duro. Lo stringeva, lo accarezzava, la testa rovesciata indietro. Io ero rimasta lì, il respiro corto, le mutandine bagnate, a guardarlo venire in silenzio contro il lavandino. Da allora quel ricordo mi ha perseguitato. Ogni volta che mi toccavo pensavo a lui. E ora, dopo anni, l’idea di incontrarlo per caso mi faceva tremare.
Il club era un edificio anonimo, solo una porta nera con una targa discreta. Ho mostrato il QR code sul telefono. L’addetto alla sicurezza, un uomo massiccio, mi ha sorriso e mi ha lasciato entrare.
Dentro era un altro mondo.
Luci rosse e dorate, musica deep-house bassa che vibrava nei fianchi. Odore di incenso, pelle, sesso. Divani di velluto, tende pesanti, specchi ovunque. Ho preso un bicchiere di champagne al bar e ho iniziato a camminare. Il cuore batteva così forte che temevo si sentisse.
Sono entrata nella sala centrale: grande, soffusa, con divani circolari al centro e zone in penombra ai lati. Mi sono nascosta dietro una tenda di velluto nero, in un angolo perfetto. E lì l’ho vista.
Mamma.
Anna.
Completamente nuda, il corpo ancora tonico nonostante i cinquant’anni, i seni pieni e sodi, i capezzoli scuri già duri. Era piegata a novanta gradi su uno dei divani circolari, le mani aggrappate allo schienale, il culo alto e rotondo offerto senza vergogna. Dietro di lei c’era un uomo nero di circa trent’anni, altissimo, muscoloso, la pelle lucida di sudore. Il suo cazzo era enorme, nero, venoso, lucido dei suoi umori. Lo stava spingendo dentro di lei con forza, lentamente, facendola gemere ogni volta che affondava fino in fondo.
«Oh sì… così… più forte…» la voce di mamma era irriconoscibile, rauca, piena di piacere animale.
L’uomo l’ha afferrata per i fianchi e ha aumentato il ritmo. Il rumore dei corpi che sbattevano era osceno, bagnato, ritmico. I seni di mamma oscillavano a ogni spinta, il culo tremava. Lei inarcava la schiena, spingeva indietro, chiedendo di più. Lui le ha dato uno schiaffo leggero sulla natica e lei ha riso, un suono gutturale di pura lussuria.
Io non riuscivo a muovermi. Ero pietrificata nell’ombra, gli occhi spalancati. Mia madre – la donna che mi aveva insegnato a comportarmi, che preparava la cena la domenica, che mi rimproverava se tornavo tardi – stava venendo scopata come una pornostar. E io ero fradicia. Sentivo il pizzo delle mutandine appiccicato alla fica, i capezzoli che premevano contro il vestito. Una mano mi è scesa automaticamente sulla coscia, stringendo la carne.
La scena continuava. L’uomo l’ha tirata su per i capelli, facendola inarcare di più, e ha iniziato a martellarla con spinte profonde, brutali. Mamma gemeva forte, senza controllo. «Sto venendo… cazzo, sto venendo!» ha urlato. Il corpo le è stato scosso da spasmi violenti, le gambe tremanti, la fica che pulsava visibile intorno al cazzo nero che continuava a entrare e uscire.
Io stavo per toccarmi lì, in pubblico, quando una presenza calda mi è arrivata da dietro.
Un corpo alto, solido. Un respiro sul mio orecchio.
«Sara… cazzo, sei tu?»
La voce di Marco. Bassa, sorpresa, eccitata.
Mi sono voltata di scatto. Era lui. Elegante, camicia nera sbottonata, jeans scuri. Gli occhi verdi fissi su di me, poi sulla scena di mia madre. Ha capito tutto in un secondo.
Non ha detto una parola di più. Si è premuto contro la mia schiena, il petto contro le mie scapole. Ho sentito il suo cazzo già duro attraverso i pantaloni, grosso, proprio come lo ricordavo da ragazzina.
«Stai guardando tua madre che si fa fottere da quel nero…» ha sussurrato, la voce roca. «E ti stai bagnando come una troia, vero?»
Non ho risposto. Non potevo. La sua mano mi ha accarezzato il fianco, è scesa sotto l’orlo del vestito, ha trovato la pelle nuda delle cosce. Ha risalito lentamente, fino a sfiorare il pizzo bagnato delle mutandine.
«Cristo… sei zuppa.»
Le sue dita hanno scostato il tessuto e hanno trovato la mia fica gonfia, calda. Due dita sono scivolate dentro senza sforzo. Io ho soffocato un gemito mordendomi il labbro, gli occhi sempre fissi su mamma che ora stava succhiando il cazzo del nero, in ginocchio, con avidità.
Marco ha iniziato a muovere le dita dentro di me, lente, profonde, mentre con l’altra mano mi stringeva un seno da sopra il vestito. Mi ha morso il lobo dell’orecchio.
«Guarda come lo prende tutto in gola… proprio come farai tu tra poco.»
Io tremavo. L’orgasmo stava arrivando solo dalle sue dita e dalla vista di mia madre che godeva. Marco ha sentito che stavo per venire e ha rallentato, sadico.
«Non ancora, piccola. Vieni con me.»
Mi ha presa per mano e mi ha portata via, in una saletta privata poco distante, separata da tende pesanti. Era un angolo intimo: un grande divano di pelle, specchi alle pareti, luci basse. Ha chiuso la tenda dietro di noi.
Mi ha spinta contro il muro, mi ha baciata. Un bacio famelico, lingue che si intrecciavano, le sue mani che mi alzavano il vestito fino ai fianchi. Mi ha tolto le mutandine con uno strappo secco. Poi è sceso in ginocchio, mi ha aperto le gambe e ha affondato la lingua nella mia fica, leccando tutto il mio succo, succhiando il clitoride gonfio.
Io gemevo, le mani nei suoi capelli. «Marco… ti ho sempre voluto… da quando ti spiavo…»
Lui ha alzato gli occhi, sorpreso e eccitato. «Lo so. Ti sentivo respirare dietro la porta del bagno. Mi facevi impazzire.»
Si è alzato, si è slacciato i pantaloni. Il suo cazzo è saltato fuori: grosso, venoso, la cappella lucida di pre-eiaculato. Esattamente come lo ricordavo, solo più grande, più maturo.
«In ginocchio, Sara.»
Mi sono abbassata senza esitare. Ho preso il suo cazzo in mano, caldo, pesante. L’ho leccato dalla base alla punta, lentamente, assaporando il sapore salato. Ho aperto la bocca e l’ho preso dentro, fino in gola. Marco ha gemuto, mi ha afferrato i capelli.
«Cazzo… sì… succhiamelo così.»
Ho iniziato a muovere la testa, succhiando forte, la lingua che girava intorno alla cappella. Lui spingeva piano, scopandomi la bocca. I suoi gemiti mi facevano impazzire. Mentre lo succhiavo pensavo a mia madre poco distante, al nero che la stava ancora prendendo, e la fica mi pulsava vuota.
Marco mi ha tirata su dopo qualche minuto. Mi ha fatta piegare sul divano, il culo per aria. Mi ha penetrata nella fica con una spinta profonda, riempiendomi completamente. Ha iniziato a scoparmi con forza, una mano che mi stringeva il fianco, l’altra che mi stuzzicava il clitoride.
«Sei mia da sempre,» ringhiava. «E stasera ti prendo come meriti.»
Dopo qualche minuto ha tirato fuori il cazzo lucido dei miei umori. Ha sputato tra le mie natiche e ha premuto la cappella contro il mio culo. Lentamente, con attenzione, è entrato. Io ho ansimato forte, il piacere misto a un leggero bruciore che diventava subito delizia. Mi ha riempita tutta, fino in fondo.
Ha iniziato a scoparmi nel culo con spinte sempre più decise, una mano che mi masturbava la fica. Io stavo per venire di nuovo.
«Voglio venirti in bocca,» ha detto a un certo punto, la voce spezzata.
Si è tirato fuori, mi ha fatta girare e mi ha spinta in ginocchio. Mi ha infilato il cazzo tra le labbra. Ho succhiato con foga, assaporando il mio stesso sapore. Lui ha spinto fino in gola, trattenendomi la testa.
«Prendilo tutto… sì… cazzo!»
È venuto con un gemito profondo. Il primo schizzo caldo mi ha riempito la bocca, denso, abbondante. Ho ingoiato senza fermarmi, continuando a succhiare mentre lui veniva ancora, ondata dopo ondata. Ho bevuto tutto, fino all’ultima goccia, guardandolo negli occhi.
Marco mi ha tirata su, mi ha baciata con passione, assaporando se stesso sulla mia lingua.
Siamo rimasti abbracciati sul divano per lunghi minuti, i respiri che tornavano normali. Fuori, la musica continuava. Mia madre era ancora là, chissà in quale altra posizione. Ma io avevo il mio segreto. E Marco.

Marco mi teneva ancora stretta contro di sé nella saletta privata, il suo cazzo semi-duro premuto contro il mio ventre, la mia bocca ancora piena del suo sapore. Respiravo a fatica, le gambe molli, il cuore che non voleva rallentare. Fuori dalla tenda la musica del club continuava a pulsare bassa e calda, come un invito a non fermarsi.
«Vuoi tornare a guardare?» mi ha chiesto lui all’orecchio, la voce roca, già eccitata all’idea.
Ho annuito senza parlare. Non riuscivo a dire di no. L’immagine di mia madre piegata su quel divano, il cazzo nero che entrava e usciva da lei, mi bruciava ancora dietro le palpebre. Volevo di più. Volevo vederla perdere completamente il controllo.
Marco mi ha sistemato il vestito, mi ha dato un bacio possessivo sulle labbra e mi ha presa per mano. Siamo usciti dalla saletta e ci siamo mossi di nuovo verso la sala centrale, restando sempre nelle zone in penombra, dietro le tende e gli specchi strategici. Il club era diventato più affollato, l’aria più densa di odore di sesso e desiderio.
Abbiamo trovato un punto perfetto: una nicchia leggermente rialzata, separata dalla sala principale solo da una tenda di velluto semi-trasparente e da un grande specchio fumé. Da lì si vedeva tutto senza essere visti facilmente. Ci siamo fermati lì, il corpo di Marco premuto contro la mia schiena, le sue mani già che mi accarezzavano i fianchi.
Mia madre era ancora lì.
Anna era in piedi al centro del divano circolare, nuda, bellissima, il corpo lucido di sudore. Il nero di trent’anni era accanto a lei e le stava legando una benda di seta nera sugli occhi con gesti lenti e sicuri. Lei sorrideva, un sorriso languido, quasi timido, ma il suo corpo tradiva l’eccitazione: i capezzoli duri, le cosce leggermente strette, un filo lucido che le scendeva lungo l’interno della gamba.
«Voglio che senti solo con la bocca e con la pelle stasera,» le ha detto lui con voce profonda, accarezzandole il viso. «Niente vista. Solo piacere.»
Mia madre ha annuito, mordendosi il labbro inferiore. L’uomo l’ha fatta sdraiare supina sul grande divano, le gambe aperte, il corpo esposto a chiunque volesse guardare. Poi ha fatto un cenno verso il lato destro della sala.
Da una porta laterale è entrata una donna. Sui quarantacinque anni, corpo voluttuoso, seni grandi e pesanti, fianchi larghi, pelle chiara e capelli castani lunghi. Era completamente nuda tranne che per un paio di tacchi altissimi. Si è avvicinata con passo sicuro, un sorriso predatorio sulle labbra.
Il nero l’ha presa per mano e l’ha portata vicino al viso di mia madre.
«Questa è Laura,» ha detto. «Stasera le leccherai la fica finché non ti dirò di smettere. E tu, Anna, la farai venire quante volte vorrà.»
Mia madre ha respirato più forte, ma non ha protestato. Ha solo aperto leggermente la bocca, come in attesa.
Laura si è messa a cavalcioni sul viso di Anna, le ginocchia ai lati della testa, il sesso già gonfio e lucido a pochi centimetri dalla sua bocca. Ha abbassato lentamente i fianchi fino a premere la fica contro le labbra di mia madre.
Ho visto Anna esitare solo un secondo, poi la lingua è uscita. Ha iniziato a leccare con movimenti timidi, poi sempre più sicuri. Laura ha gemuto piano, ha afferrato i capelli di mamma e ha iniziato a muoversi contro la sua bocca, scopandole il viso con movimenti lenti e circolari.
«Brava… lecca più in profondità,» ha mormorato Laura. «Usa tutta la lingua.»
Mia madre obbediva. La vedevo allungare la lingua, affondarla tra le grandi labbra di Laura, succhiare il clitoride, bere i suoi umori. I gemiti di Laura diventavano sempre più forti, più sporchi. Anna leccava con passione crescente, le mani che stringevano le cosce della donna sopra di lei, il viso lucido dei succhi di Laura.
Io ero ipnotizzata. Vedere mia madre bendata, nuda, che leccava la fica di una sconosciuta con tanta avidità mi provocava una scarica di eccitazione quasi dolorosa. La fica mi pulsava, vuota, bagnatissima.
Marco ha capito perfettamente il mio stato. Mi ha premuto contro di sé, il suo cazzo di nuovo duro contro il mio culo. Mi ha sollevato il vestito fino alla vita e mi ha infilato due dita dentro al culo senza preavviso, muovendole lentamente mentre guardavamo la scena.
«Guarda tua madre… lecca quella fica come se non avesse mai fatto altro in vita sua,» mi ha sussurrato all’orecchio, mordendomi il lobo. «Ti eccita da morire, vero? Sapere che è una troia proprio come te.»
Ho annuito, un gemito basso mi è sfuggito dalle labbra. Marco ha aumentato il ritmo delle dita. Con l’altra mano mi stringeva un seno, pizzicandomi il capezzolo attraverso il vestito.
Intanto Laura stava cavalcando con più forza il viso di mia madre. I suoi gemiti erano diventati urla brevi e acute. «Sì… così… succhiami il clitoride… brava puttana…» ha ringhiato. Ha iniziato a tremare, le cosce strette intorno alla testa di Anna, e è venuta con violenza, inondando la bocca di mia madre di umori caldi. Anna ha continuato a leccare, bevendo tutto, senza fermarsi nemmeno quando Laura ha iniziato a tremare per l’orgasmo.
Marco mi ha fatto piegare leggermente in avanti, le mani appoggiate alla parete della nicchia. Mi ha abbassato le mutandine fino alle ginocchia e ha premuto la cappella del suo cazzo contro il mio culo. Con una spinta lenta ma decisa è entrato tutto dentro di me e mi ha sfondato, riempiendomi completamente.
Ha iniziato a scoparmi con colpi profondi, controllati, mentre tenevamo gli occhi fissi sulla scena. Ogni volta che Laura ricominciava a muoversi sul viso di mia madre, Marco mi dava una spinta più forte. Il rumore bagnato dei nostri corpi si mescolava ai gemiti di Laura e ai suoni osceni della lingua di Anna che lavorava senza sosta.
Dopo il secondo orgasmo di Laura, il nero si è avvicinato a me e Marco. Ha fatto alzare Laura e senza sapere chi fossi mi ha chiesto se volessi prendere il suo posto.
Io stavo impazzendo. Marco mi ha tirato fuori il cazzo dal culo e mi ha trascinato sul letto senza dire nulla. Sono salita sulla faccia di mia madre e con le mani mi sono aperta la fica. Di li a poco ho sentito la sua lingua leccarmi tutta dentro.
«Vieni mentre guardi la guardi che si fa scopare la bocca con la tua fica,» mi ha ordinato con voce roca.
Non ho resistito. L’orgasmo mi ha travolta come un’onda violenta. Ho dovuto mordere la mano per non urlare. Il culo mi si contraeva, la fica che sprizzava umori in bocca a mia madre. Lui ha continuato a toccarmi il seno e a torturami i capezzoli ed io non potevo parlare altrimenti mi avrebbe riconosciuto.
Quando sono tornata in me, la scena sul divano era ancora più intensa. Laura e il nero stavano scopando poi vengono verso mia madre e la fanno girare verso di loro. Ora Anna era sdraiata sulla schiena, Laura seduta sulla sua faccia, che le scopava la bocca con movimenti rapidi, mentre il nero la scopava nella fica con spinte brutali. Mia madre gemeva e urlava contro la fica di Laura, il corpo scosso da continui spasmi.
Marco mi ha fatta girare verso di lui. Mi ha spinta in ginocchio sul pavimento della nicchia. Il suo cazzo, lucido dei miei umori e ancora duro come marmo, era davanti alla mia faccia.
«Apri la bocca.»
Ho obbedito. Ho preso il suo cazzo fino in gola, succhiando con avidità, la lingua che girava intorno alla cappella. Lui mi ha tenuto la testa con entrambe le mani e ha iniziato a scoparmi la bocca con forza, sbattendomi il cazzo in gola a ogni spinta.
«Brava… succhiamelo mentre tua madre lecca quella fica come una puttana affamata,» ha ringhiato.
Ho succhiato più forte, le lacrime agli occhi per la profondità, ma eccitatissima. Marco ha accelerato, il respiro spezzato. Alla fine me lo ha messo nuovamente nella fica ed ha presoa spingere velocemente. La sborra calda mi ha riempito prontamente, schizzo dopo schizzo denso. Ho trattenuto tutto nella fica, senza perderne una goccia, continuando a muovermi sul suo cazzo.
Mi ha tirata su, mi ha baciata profondamente, assaporando il suo stesso sapore sulla mia lingua.
Siamo rimasti lì ancora a lungo, a guardare mia madre che continuava a leccare Laura, bendata, persa nel piacere ed ignara di avermi regalato due orgasmi bellissimi. Marco mi teneva stretta, le dita che mi accarezzavano piano la fica ancora sensibile.
«Questa notte non è finita,» mi ha sussurrato. «Voglio portarti a casa tua… e voglio che mi racconti tutto quello che sognavi di farmi quando mi spiavi da ragazzina. E poi ti scoperò fino a farti urlare il mio nome mentre aspettiamo che torna tua madre»
Ho sorriso contro il suo petto, il corpo ancora tremante di piacere.
Sapevo che aveva ragione. Quella notte aveva aperto una porta. E io volevo varcarla fino in fondo, insieme a lui.

Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.5
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Occhi nel Buio #1:

Altri Racconti Erotici in incesto:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni