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incesto

Veronica Segreti in Famiglia #5


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
16.04.2026    |    29.830    |    6 9.7
"Spegne la luce grande della cucina, lasciando solo la lampada calda sopra il tavolo che crea un alone dorato e intimo..."
Il giorno dopo non vado all’università. I corsi sono finiti e per una volta resto a casa, con il cuore ancora pesante di rabbia e di un’eccitazione che non riesco a spegnere. Appena papà esce per lavoro, scendo in cucina. Mamma è lì, in tuta leggera grigia, scalza, che prepara il caffè. L’aria profuma di caffè appena fatto e del suo corpo, ancora impregnato di quel velo di troia della sera prima.
Le metto il telefono davanti alla faccia senza dire una parola e faccio partire la registrazione del video. Lei che succhia due cazzi, che si fa inculare dal nero, che prende due cazzi insieme, che gode come una porca mentre le sborrano dentro.
«Quanto hai veramente sfondato il culo ieri sera?» chiedo con voce bassa e tagliente.
Mamma sorride. Un sorriso lento, consapevole, quasi orgoglioso. Non risponde subito. Si limita a guardarmi con quegli occhi da troia remissiva.
Io non resisto. Mi avvicino, le metto le mani sul culo, le abbasso la tuta con uno strattone. Sotto è nuda, come sempre.
«Voglio vedere» ordino.
Mamma, esattamente come qualche giorno fa, si china in avanti sul tavolo della cucina, appoggia i gomiti e con entrambe le mani apre le natiche. Il suo buco del culo appare davanti ai miei occhi: ancora arrossato, leggermente gonfio, con tracce lucide di sborra secca e di umori. L’odore è forte, muschiato, sporco, un mix di culo usato e fica eccitata che mi colpisce dritto allo stomaco.
Scatto foto su foto, ravvicinate, per confrontarle con quelle di due giorni prima. Il buco sembra ancora più aperto, più morbido, più abituato.
Poi decido di verificare quanto è veramente aperto. Senza pensarci infilo due dita nel suo culo caldo. Mamma geme piano, un suono basso e roco di piacere. Non si muove. Non dice nulla. Lascia fare, il culo che si rilassa intorno alle mie dita.
La vedo così remissiva e mi esce fuori tutto il disprezzo.
«Ma sei proprio una troia… godi anche se ti incula tua figlia?»
Lei sorride, un sorriso dolce e sporco allo stesso tempo, e spinge indietro il culo verso le mie dita, come a volerne di più.
Non ci penso molto. Apro il frigo che sta lì vicino, prendo una melanzana bella grossa, viola scura, lucida. Prima la infilo un po’ nella sua fica già bagnata, facendola girare dentro per lubrificarla con i suoi succhi. Poi, senza ritegno e senza scrupoli, inizio a spingergliela nel culo.
Mamma trattiene il fiato. Un piccolo gridolino le esce dalla gola quando la melanzana comincia a entrare. Io spingo più forte, ruoto, la infilo sempre più a fondo. Quando inizio a muoverla velocemente dentro e fuori, i gridolini si ripetono, più acuti, più rotti.
Mentre la scopo con quella verdura mostruosa, scatto altre foto.
«Sei una troia e una vacca» le dico con disprezzo, la voce carica di rabbia e eccitazione. «Hai un culo sfondato… guarda come la melanzana te lo sta allargando tutto.»
Cristina sente il culo dilatarsi in modo esagerato. Il dolore è forte, bruciante, ma resiste. Non vuole darmi la soddisfazione di vederla cedere. Stringe i denti, respira affannata, il corpo che trema.
Dopo un po’, però, qualcosa cambia. Il dolore si trasforma. Il suo respiro diventa più profondo, più caldo. Comincia a godere di quel mostro nel culo. Muove impercettibilmente il bacino, accompagnando i miei movimenti. E poi, all’improvviso, squirta.
Un getto caldo, abbondante, trasparente schizza sul pavimento della cucina con un suono bagnato. Mamma trattiene i gemiti, morde il labbro fino a farlo diventare bianco, per non far capire che è venuta. Ma il suo corpo la tradisce: le gambe tremano, il culo pulsa intorno alla melanzana.
Io resto sorpresa. Non capisco. Penso che abbia urinato per terra.
«Cazzo… ti ho fatto male?» dico spaventata.
Tiro fuori subito la melanzana dal suo culo spalancato, la butto nel cestino con rabbia e me ne vado dalla cucina senza aggiungere altro, lasciando mamma piegata sul tavolo, il culo ancora aperto e pulsante, una pozza lucida sul pavimento.
La sera papà torna dal lavoro. Provo a restare sola con lui, a cercare un momento per toccarlo, per sentirmi sua, ma mamma non esce di casa. Si siede in salotto con noi, sorridente, tranquilla, come se niente fosse. La sua presenza mi soffoca. Anche il giorno dopo è uguale. Non esce. Mi sento prigioniera nella mia stessa casa, con la rabbia che mi brucia dentro e il desiderio di papà che non riesco a spegnere.
Arriva sabato sera. Papà ci porta a cena fuori, come sempre. Il ristorante è tranquillo, luci calde e dorate, musica jazz soft in sottofondo – un contrabbasso lento e un sax che sembra accarezzare l’aria. Ceniamo in apparente serenità: papà parla del lavoro, mamma ride e racconta storie leggere. Io sorrido, ma dentro ho il fuoco.
A un certo punto Cristina si alza per andare in bagno. Appena scompare dietro l’angolo, tiro fuori il telefono sotto il tavolo e lo apro sulle foto. La melanzana infilata fino in fondo nel culo di mamma, il buco dilatato, la sua espressione di dolore e piacere mescolati.
Mostro tutto a papà, vicinissimo, sotto il bordo del tavolo.
«L’ho inculata io, papà» sussurro, la voce bassa e calda. «Con una melanzana grossa. Le ho sfondato il culo per vendicarti.»
Papà guarda le foto in silenzio. I suoi occhi si illuminano di un’eccitazione oscura, profonda, orgogliosa. Un sorriso lento gli curva le labbra.
«Così lo hai un po’ vendicato, piccola» mormora, la voce roca. «Brava la mia Veronica.»
Mentre lo dice, la sua mano destra scivola sotto il tavolo, sotto la tovaglia bianca. Mi accarezza la coscia, sale lentamente sotto la mia gonna corta. Le sue dita calde e grandi trovano le mie mutandine già bagnate. Le scosta con decisione e due dita scivolano direttamente sulla mia fica calda, gonfia, fradicia. Mi sfiora il clitoride, poi affonda piano tra le labbra, sentendo quanto sono bagnata per lui.
Io trattengo il respiro. Un brivido mi attraversa tutta. Sorrido, un sorriso complice e carico di desiderio, mentre continuo a guardarlo negli occhi. Vorrei baciarlo, infilargli la lingua in bocca, mordergli le labbra, ma non posso. Siamo in pubblico. Mamma potrebbe tornare da un momento all’altro.
Papà muove le dita lentamente, con calma, descrivendo piccoli cerchi sul mio clitoride gonfio. Sento il mio odore giovane e dolce salire leggero tra noi, mescolato al profumo del vino rosso sul tavolo. Le sue dita sono calde, esperte, possessive. Mi penetra appena con un dito, poi due, sentendo la mia fica stringersi intorno a lui.
«Sei bagnata fradicia, amore mio…» sussurra quasi senza voce, gli occhi fissi nei miei.
Io stringo le cosce intorno alla sua mano, spingendo piano contro le sue dita, godendo di quel tocco proibito sotto il tavolo mentre la musica jazz continua a suonare lenta e sensuale. Il cuore mi batte fortissimo. La rabbia verso mamma, il desiderio di papà, il potere che sento di avere… tutto si mescola in un vortice caldo tra le mie gambe.
Quando sentiamo i tacchi di mamma che tornano dal bagno, papà ritira lentamente la mano, mi accarezza un’ultima volta la coscia e mi sorride con quell’aria complice e orgogliosa.
Io chiudo le gambe, ancora pulsante, le mutandine fradice del mio desiderio.
E so che questa cena è solo l’inizio della nostra vendetta.
Domenica sera papà parte per la trasferta. Lo accompagno alla porta, lo abbraccio forte, respiro il suo odore di uomo, di dopobarba e di casa. Lo bacio sulla guancia, ma dentro di me brucia il desiderio di baciarlo sulla bocca, di sentirlo dentro. Quando la macchina scompare in fondo alla strada, la casa diventa improvvisamente silenziosa, calda, solo nostra.
Torno in cucina. Mamma è lì, in piedi davanti al lavello, vestaglia di seta nera leggera che le accarezza le curve mature. I capelli sciolti, i piedi scalzi sul pavimento. L’aria profuma ancora di caffè e di lei.
Mi fermo sulla soglia e la guardo per qualche secondo prima di parlare.
«Spiegami una cosa» dico con voce bassa ma ferma. «L’altro giorno, quando ti ho messo la melanzana nel culo… hai urinato sul pavimento. Perché?»
Mamma si gira lentamente. Il suo sguardo è remissivo, quasi dolce, ma gli occhi brillano di quella luce oscura che ormai conosco bene. Si morde il labbro inferiore per un istante.
«Non era urina, Veronica» risponde con voce calda, quasi un sussurro. «Era piacere. Un piacere così forte che non riuscivo a trattenerlo. Il dolore bruciante si è trasformato in qualcosa di caldo, profondo, che mi saliva dalla pancia fino alla testa. Non mi era mai successo così… nemmeno con i cazzi più grossi che ho preso.»
Le sue parole mi colpiscono come una carezza proibita. Rabbia, curiosità, vendetta e un desiderio feroce si mescolano dentro di me. Sento la fica pulsare, bagnarsi di nuovo.
«Voglio studiarlo» dico, la voce che trema leggermente. «Voglio capire quanto può aprirsi il tuo culo. Voglio sentirlo io stessa.»
Mamma non risponde. Spegne la luce grande della cucina, lasciando solo la lampada calda sopra il tavolo che crea un alone dorato e intimo. Prende il telefono, mette una playlist lenta e sensuale: un R&B oscuro, bassi profondi che vibrano nel petto come un respiro eccitato, un sax caldo e languido che sembra leccare l’aria.
Si avvicina al tavolo, appoggia i gomiti, solleva lentamente la vestaglia sulla schiena e con entrambe le mani apre le natiche. Il suo culo maturo, bianco e morbido, si offre completamente. Il buco è ancora leggermente arrossato, morbido, invitante.
Io mi metto dietro di lei. Prima due dita, poi tre. Entro piano, sentendo il calore umido e vellutato che mi avvolge. Mamma emette un gemito basso, lungo.
«Dimmi cosa senti» ordino mentre spingo più a fondo.
«Brucia… ma è un bruciore bellissimo… mi allarga tanto… sento le tue dita dentro di me, calde… più profondo, ti prego… mi stai aprendo tutta…» sussurra lei, la voce rotta dal piacere.
Aggiungo il quarto dito. Poi il pollice. Il pugno entra lentamente, con cura, mentre il culo di mamma si dilata intorno al mio polso. L’odore è intensissimo: fica matura, culo caldo, un profumo dolce, muschiato, leggermente salato che mi riempie le narici e mi fa girare la testa. Spingo più a fondo, ruoto piano, sento le pareti interne che cedono, che mi stringono.
Mamma trema. Respira affannata. «Sto per venire… non fermarti… aprilo di più… fammi sentire che sei tu…»
Accelero. Il pugno entra e esce con più forza, più profondità. Il suono è osceno, bagnato, un risucchio carnale che riempie la cucina insieme alla musica. Mamma spinge indietro contro la mia mano, il corpo lucido di sudore. Il suo culo è completamente dilatato intorno al mio braccio.
Poi esplode.
Un tremore violento la attraversa. Squirta con forza, getti caldi, abbondanti, trasparenti che schizzano sul pavimento con suoni bagnati e potenti. Non trattiene più i gemiti: urla di piacere, un suono lungo, animalesco, bellissimo, mentre il suo corpo si contrae intorno al mio pugno.
Io sono fradicia. La mia fica pulsa, cola lungo i fusò stretti. Senza rendermene conto mi passo una mano tra le gambe, sfioro il clitoride gonfio, sento i miei succhi dolci e caldi sulle dita.
Mamma, ancora tremante, con il culo dilatato e pulsante, si gira verso di me dopo che ho estratto la mano dal suo culo. Senza dire una parola si inginocchia. Mi abbassa i fusò, mi apre le gambe con dolcezza e affonda il viso tra le mie cosce.
La sua lingua calda e bagnata tocca la mia fica. Un contatto elettrico. Lecca lentamente, assaporando il mio sapore giovane: dolce, fresco, con quel retrogusto leggermente salato di eccitazione pura. Succhia il clitoride con passione, infila la lingua dentro di me, beve i miei succhi come se fossero il nettare più prezioso. Il suono è intimo, umido, osceno.
Io gemo forte, le mani tra i suoi capelli. La sua lingua è esperta, devota, affamata. Mi lecca con dedizione assoluta, come se volesse ringraziarmi con ogni movimento.
Vengo. Un orgasmo lungo, profondo, che mi fa tremare le gambe e stringere la sua testa contro la mia fica. I miei succhi le inondano la bocca di mamma.
Quando si alza, il suo viso è lucido dei miei umori. Mi guarda negli occhi con una tenerezza sporca e bellissima.
«Grazie, Veronica» sussurra con voce rotta. «Mi hai dato un piacere che nemmeno i miei amanti mi avevano dato così intensamente. Grazie per avermi usata… per avermi sfondata così.»
Si avvicina. Mi bacia sulla bocca. Un bacio profondo, dolce e proibito, con il sapore della mia fica ancora sulla sua lingua: dolce, salato, caldo, vivo.
Io resto sorpresa, gli occhi spalancati. Il cuore mi batte fortissimo. Quella leccata mi è piaciuta tantissimo. Troppo.
Sono confusa e torno nella mia camera da letto.
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