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incesto

Zia Jenny #2


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
11.02.2026    |    27.623    |    4 9.8
"Entrò piano nel mio ingresso posteriore, stretto e bruciante, la sua enorme virilità che mi apriva con forza..."
Quel mercoledì mattina di febbraio, mentre guidavo verso Perugia con Carlo al mio fianco, l'aria nell'auto era carica di elettricità. Il mio top scollato nero si apriva generoso sul seno, il pizzo del reggiseno che sfiorava i bordi, lasciando intravedere la curva piena e soda che sapevo lo eccitava da morire. La minigonna aderente mi accarezzava le cosce, e sotto, solo un perizoma sottile che già si bagnava al pensiero di lui. Il profumo di sandalo carnoso mi avvolgeva, speziato e umido, misto al calore del mio corpo che saliva piano. Carlo sedeva teso, i suoi occhi castani che scivolavano sulle mie gambe ogni volta che cambiavo marcia, la gonna che saliva quel tanto da far intravedere le calze autoreggenti.
Allungò una mano, esitante all'inizio, poi più audace, carezzandomi la coscia destra. Le sue dita calde tracciavano linee lente sulla pelle liscia, salendo verso l'interno, dove il calore si intensificava. Sentii un brivido profondo, il nettare che cominciava a fluire, dolce e muschiato, impregnando il perizoma. Per provocarlo, spostai leggermente le calze, aprendo le gambe quel tanto da esporre la mia intimità rosea e umida. Infilai due dita dentro di me, piano, sentendo le pareti vellutate contrarsi intorno, bagnate e calde. Le ritrassi luccicanti del mio nettare, e le portai alle sue labbra. "Per ora devi accontentarti solo del sapore," sussurrai, la voce bassa e vellutata, mentre gliele infilavo in bocca. Lui succhiò avidamente, il gusto aspro e dolce che lo fece gemere, i suoi occhi dilatati dal desiderio. Il mio corpo fremette, eccitato dal suo tocco e dal gioco proibito, il sandalo che si mescolava all'odore intimo salendo nell'abitacolo.
Arrivammo all'Università di Perugia intorno alle 9:30. Parcheggiai vicino alla facoltà di Economia, e scendemmo insieme. Camminai nei corridoi affollati, i tacchi che echeggiavano sul marmo freddo come un invito ritmico. Sentivo gli sguardi bruciarmi addosso: studenti giovani che arrossivano, professori maturi che si fermavano con pretesti banali per salutare. Ammiccavo a tutti, un sorriso lento e malizioso, un battito di ciglia che prometteva cose inconfessabili. Il mio seno ondeggiava leggermente a ogni passo, la scollatura che si apriva invitante, lasciando intravedere i capezzoli turgidi sotto il pizzo. Adoravo quella sensazione di potere, di essere al centro del desiderio altrui, il corpo che rispondeva con un calore umido tra le cosce. Carlo camminava al mio fianco, teso e possessivo, il rigonfiamento nei pantaloni evidente; sapere che mi vedeva provocare gli altri lo eccitava da morire, e questo mi faceva bagnare ancora di più.
Lo accompagnai fino all'aula dell'esame. "In bocca al lupo, tesoro," mormorai, sfiorandogli il braccio con le dita, lasciando una scia elettrica sulla sua pelle. Lui entrò, e io rimasi fuori, appoggiata al muro con le gambe leggermente aperte, la minigonna che saliva quel tanto da far intravedere il bordo delle calze. Il mio profumo di sandalo si diffondeva nel corridoio, attirando attenzioni come una nebbia seducente.
Non passò molto che un professore sulla sessantina si avvicinò. Alto, con capelli grigi pettinati all'indietro, occhiali sottili e un'aria autorevole che mi fece fremere. Mi squadrò senza vergogna, gli occhi che si posavano sul mio décolleté profondo, tracciando la curva del seno. "Buongiorno, signora. È qui per... accompagnare qualcuno?" La sua voce era bassa, vellutata, con un accento che vibrava di esperienza.
Sorrisi, inclinando la testa per far cadere una ciocca di capelli sul collo. "Mio nipote sta sostenendo l'esame di Economia Aziendale." Pronunciai "nipote" con un tono ambiguo, lasciando spazio a fantasie.
Lui si avvicinò di più, il suo dopobarba legnoso che si intrecciava al mio sandalo, creando una miscela inebriante. "Un ragazzo fortunato." La sua mano sfiorò casualmente il mio braccio, poi scese piano sulla coscia, le dita calde che premevano attraverso la stoffa della minigonna, salendo verso l'interno. Un brivido mi attraversò il corpo, il nettare che fluiva copioso, bagnando il perizoma fino a renderlo appiccicoso. La sua carezza era esperta, possessiva, e sentii il clitoride pulsare, gonfio di desiderio. "Le va un aperitivo al bar dell'università? Potremmo... chiacchierare."
Mi chinai leggermente verso di lui, lasciando che la scollatura si aprisse di più, il seno che premeva contro il tessuto, i capezzoli duri come perle. "Magari," sussurrai, la voce carica di elettricità. Il tempo di un caffè e di scambiarci i numeri di telefono, poi lui si avvicinò ancora, le labbra vicino al mio orecchio, il respiro caldo che mi sfiorava la pelle sensibile. "... andiamo nel mio studio. È qui vicino, tranquillo. Potrei mostrarle alcuni... appunti privati." La mano salì più in alto, sfiorando il bordo del perizoma, vicinissima al mio centro umido e pulsante. Mi bagnai intensamente, un gemito trattenuto in gola, il corpo che tremava di eccitazione repressa. Immaginavo le sue dita dentro di me, esperte e dominanti, ci incamminammo per il corridoio già percorso ma proprio in quel momento la porta dell'aula si aprì.
Carlo uscì, il viso illuminato da un sorriso vittorioso. "Finito! È andata alla grande!"
Il professore si ritrasse con un sorriso educato, ma i suoi occhi verdi promisero altro, un invito silenzioso che mi lasciò fremente. Io, eccitatissima, il corpo in fiamme dal tocco interrotto, presi Carlo per mano. "Andiamo a casa tua. Subito."
Il tragitto in macchina fu una tortura erotica. Le mie mani sulle sue cosce, le sue che salivano sotto la gonna, sfiorando il perizoma bagnato. Arrivammo al suo appartamento condiviso, un bilocale modesto vicino alla facoltà. Appena entrati nella sua camera, chiusi la porta e lo spinsi sul letto con urgenza selvaggia. Ero affamata, il desiderio accumulato che esplodeva. Gli slacciai i pantaloni febbrilmente, liberando la sua virilità gonfia, dura e pulsante di giovinezza calda. La presi in bocca con avidità, la lingua che girava lenta intorno alla punta sensibile, assaporando il gusto salato e muschiato che mi inebriava. Succhiavo piano, poi più forte, sentendo il suo sapore forte riempirmi la bocca, il calore giovane che mi faceva gemere intorno a lui. Lui ansimava, le mani nei miei capelli castani, adorando il mio seno che premeva contro le sue cosce, i capezzoli turgidi che sfregavano contro il tessuto.
Proprio mentre lo avevo tutto in gola, profondo e bagnato dai miei umori salivari, la porta si aprì piano. Sebastiano, il suo coinquilino alto e moro di 23 anni, si affacciò incuriosito dai rumori gutturali. Vide la scena: io in ginocchio, la minigonna alzata fino ai fianchi, le gambe aperte che mostravano la mia intimità nuda e lucida di nettare, la bocca piena della virilità del suo amico.
Carlo arrossì violentemente, cercò di coprirsi con le mani tremanti. "Seb... scusa, io... esci!"
Ma io lo guardai dritto negli occhi, continuai imperterrita a succhiare, più lenta e sensuale, aprendo ancora di più le gambe per mostrare tutto: il rosa umido e gonfio, il nettare che colava lento sulle cosce. Sebastiano esitò sulla soglia, il rigonfiamento evidente nei jeans, stava per ritrarsi e andarsene, ma gli feci cenno con la mano libera, un gesto invitante: entra, unisciti.
Entrò, chiudendo la porta con un click che echeggiò nella stanza. Si avvicinò, gli occhi dilatati dal desiderio. Mi staccai da Carlo solo per slacciargli i pantaloni con dita esperte, liberando anche la sua virilità dura e gonfia, venata e pulsante. La presi in bocca alternando: prima Carlo, succhiando profondo e ritmico, poi Sebastiano, assaporando i loro sapori diversi – quello di Carlo più fresco e salato, quello di Sebastiano terroso e intenso – mentre gemevano all'unisono. Mentre succhiavo Sebastiano, mi calai su Carlo con un movimento fluido, guidando la sua mascolinità dentro di me, calda e stretta come velluto liquido bagnato. Scivolò dentro piano, riempiendomi completamente, e gemetti intorno all'altro, il piacere che mi scuoteva le ossa.
Con le dita mi bagnai il fondoschiena, raccogliendo il mio nettare abbondante, e lo aprii delicatamente, invitante, esponendo l'ingresso stretto e roseo. "Vieni dietro," sussurrai a Sebastiano, la voce rotta dal desiderio, gli occhi verdi che lo imploravano.
Lui non esitò, posizionandosi alle mie spalle. Entrò piano nel mio ingresso posteriore, stretto e bruciante, la sua enorme virilità che mi apriva con forza. La doppia penetrazione mi travolse come un'onda: due mascolinità giovani e vigorose che mi riempivano completamente, ritmi che si alternavano prima caotici, poi sincronizzati in spinte potenti. Godevo intensamente a sentirmi aprire in quel modo, dilatata al limite, la forza dei ragazzi che sembrava spaccarmi in due, un dolore dolce che si trasformava in estasi pura. Il mio culo era del tutto sfondato dall'enorme virilità di Sebastiano, che affondava profondo e implacabile, mentre Carlo mi riempiva davanti con spinte ritmiche. Non riuscivo a respirare, i polmoni bloccati dal piacere travolgente, solo a godere e avere continui orgasmi che mi scuotevano il corpo, ondate successive che mi facevano urlare roco, le pareti interne che si contraevano spasmodiche intorno a loro, il nettare che colava copioso mescolandosi ai loro sudori salati. I suoni bagnati e schiocchi echeggiavano nella stanza, il profumo di sandalo misto all'odore crudo di sesso, muschio e sudore, che saturava l'aria.
Continuarono instancabili, le loro mani sul mio corpo – sul seno sodo, pizzicando i capezzoli turgidi che Carlo adorava tanto, sul fondoschiena rotondo – spingendo con una forza giovanile che mi portava all'apice ripetutamente. Sebastiano venne per primo, un getto caldo e abbondante dentro di me, profondo nel mio culo sfondato, un calore liquido che mi riempì e mi fece venire di nuovo, un orgasmo violento che mi lasciò tremante. Pochi istanti dopo Carlo seguì, riempiendomi davanti con la sua essenza bollente, pulsante e cremosa, scatenando un altro picco di piacere che mi fece inarcare la schiena, urlando il loro nome in un gemito primordiale.
Ansimanti, mi staccai piano da loro, il corpo ancora fremente e bagnato. Li ripulii con sensualità languida, la lingua che tracciava linee lente sulle loro virilità ancora semidure. Prima Carlo: leccai ogni residuo della sua essenza, il profumo dello sperma giovane e fresco, salato con un retrogusto dolce come miele, che mi inebriava. Ingoiavo tutto con desiderio famelico, succhiando piano la punta per catturare ogni goccia, il gusto forte e maschile che mi faceva fremere le labbra. Poi Sebastiano: il suo sperma aveva un aroma più terroso, intenso e speziato, un profumo muschiato che si mescolava al mio sandalo, e lo leccai con avidità, la lingua che girava intorno alle vene pulsanti, ingoiando ogni stilla con un gemito soffocato, il desiderio di averlo tutto dentro di me, di non sprecarne nemmeno una goccia, che mi consumava. I loro sapori diversi si mescolavano sulla mia lingua, un cocktail erotico che mi lasciava eccitata anche dopo l'estasi.
Mi rivestii lentamente, aggiustando la minigonna e il top con un sorriso malizioso, il corpo ancora caldo e appagato. "È stato... indimenticabile, ragazzi," dissi, baciandoli entrambi sulle labbra, assaporando il residuo dei nostri piaceri. "Tornerò a trovarvi presto, promesso."
Uscii dall’appartamento con le gambe che ancora tremavano leggermente, il corpo saturo di piaceri e di odori: sandalo mischiato al muschio crudo del sesso, al sudore salato dei ragazzi, alla loro essenza che ancora mi colava piano tra le cosce e lungo l’interno delle gambe. Il perizoma era fradicio, inutile ormai, e ogni passo faceva sfregare la stoffa bagnata contro la pelle sensibile, mandandomi piccoli brividi di ricordo.
Salii in macchina, mi sedetti piano sul sedile di pelle fredda. Appena il peso del corpo si posò, un bruciore acuto e profondo mi attraversò il fondoschiena. Il mio culo era stato sfondato senza pietà dall’enorme virilità di Sebastiano, dilatato al limite, preso con una forza giovane e implacabile che mi aveva lasciata aperta, sensibile, quasi dolorante. Quel bruciore non era solo dolore: era un fuoco vivo, un promemoria carnale di quanto mi fossi abbandonata, di quanto mi avessero riempita e posseduta. Inspirai forte, le mani strette sul volante, e sentii il calore risalire di nuovo, immediato e violento.
Il sedere pulsava a ogni minimo movimento, un bruciore dolce che si irradiava fino al clitoride gonfio, facendolo contrarre di nuovo. Il nettare fresco si mescolò a quello che già colava, un rivolo caldo che bagnò il sedile sotto di me. Chiusi gli occhi per un istante, mordendomi il labbro inferiore, e lasciai che l’eccitazione tornasse a montare, lenta ma inesorabile. Il ricordo delle due virilità che mi aprivano contemporaneamente, la sensazione di essere spaccata in due, il piacere che mi aveva tolto il respiro… tutto riaffiorò in un’onda che mi fece gemere piano, sola nell’abitacolo.
Mentre mettevo in moto, il telefono vibrò sul cruscotto. Un messaggio dal professore: “Cara, ho pensato a te tutto il giorno. Che ne dici di un fine settimana a Gubbio? Solo noi due, in un relais tranquillo. Prometto appunti… molto privati. Bacio.”
Sorrisi, il corpo che si riaccendeva al pensiero del suo sussurro all’orecchio, della sua mano esperta sulla mia coscia. Il bruciore nel sedere mi ricordava quanto fossi ancora affamata, quanto il desiderio non si spegnesse mai del tutto. Risposi con le dita che tremavano leggermente: “Accetto. Non vedo l’ora.”
Partii, l’auto che scivolava lenta fuori dal parcheggio, ogni sobbalzo della strada che riaccendeva quel fuoco profondo tra le natiche, facendomi stringere le cosce e sorridere tra me e me. Il viaggio di ritorno sarebbe stato lungo… e delizioso.

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