Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > incesto > La vacanza a Formentera Cap. 4
incesto

La vacanza a Formentera Cap. 4


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
30.08.2025    |    25.718    |    1 9.8
"” Serena, intrappolata dal ricatto di Valeria e ora dalla scoperta di Sara, annuì, il cuore che martellava, e la seguì, i piedi nudi che scivolavano sul pavimento fresco della villa..."
Il sole di Formentera era una carezza rovente, un’amante che non lasciava scampo, bruciando la pelle con una passione che si mescolava alla salsedine, al profumo dei pini e a un desiderio che sembrava respirare con l’isola. La villa bianca che ci ospitava era un santuario di calce e luce, la piscina a sfioro che rifletteva il mare turchese come uno specchio liquido, la terrazza avvolta dal profumo di bougainvillea, dolce e selvatico, che si intrecciava al calore della pietra scaldata dal sole. Valeria, la mia amante segreta, era un vortice di vaniglia e dominio, il suo corpo maturo che si muoveva con una sensualità che mi faceva tremare, il bikini nero che aderiva alle sue curve come una promessa oscura. Sara, sua figlia, era una tempesta di carne e fiori selvatici, il bikini bianco che stringeva la sua pelle pallida, i capezzoli duri che premevano contro il tessuto, un invito costante a perdermi nel suo profumo inebriante. Serena, mia moglie, e Martino, il marito di Valeria, erano ignari, o così sembrava, persi nel loro mondo di sole, sangria e risate, ma Formentera sussurrava segreti che ci avrebbero travolti, intrecciando i nostri destini in una rete di peccato e potere.
Dopo l’incontro nella caletta, il ricatto di Valeria su Serena era una catena che la teneva prigioniera. Serena, umiliata ma segretamente eccitata, portava il peso delle foto scattate da Valeria: il suo corpo sottomesso allo strap-on, il culo sfondato, la fica bagnata fradicia. Io, complice di Valeria, ero diviso tra il senso di colpa per il tradimento di Serena con Martino e l’eccitazione per il gioco morboso che ci legava. Sara, esclusa dal ricatto iniziale, aveva preso il controllo nella caletta, scopando Serena con lo strap-on e facendosi leccare la fica, il suo desiderio che si trasformava in una sadica brama di potere. Ogni giorno a Formentera portava nuove provocazioni, e l’aria era densa di tensione, come se l’isola stessa ci spingesse a oltrepassare ogni confine.

Quella mattina, la spiaggia di Ses Illetes era un quadro di luce e calore, la sabbia che scottava sotto i piedi come brace, il mare che scintillava come un tappeto di diamanti. Serena era sdraiata su un telo azzurro, il bikini nero che stringeva le sue curve generose, il seno pieno che luccicava di crema solare al cocco, un odore dolce e tropicale che si mescolava alla salsedine. Martino, a pochi metri, la guardava con occhi affamati, il suo flirt sempre più evidente, la voce bassa che sussurrava complimenti: “Sembri una sirena, Serena, scolpita dal sole.” Lei sorrideva, un sorriso teso, il seno che si alzava con ogni respiro, ignara o forse volutamente cieca al fuoco che accendeva in lui.
Sara, però, aveva altri piani. Era una visione di pura provocazione, il bikini bianco che aderiva alla sua pelle pallida, i capezzoli duri che si intravvedevano sotto il tessuto sottile, il profumo di fiori selvatici che la seguiva come una scia. Approfittando di un momento in cui Martino era distratto, intento a ordinare una sangria al chiosco, Sara si avvicinò a Serena in acqua, ridendo come se fosse un gioco innocente. “Facciamo un tuffo,” disse, la voce dolce ma carica di malizia. Con un gesto rapido, tirò giù il reggiseno del bikini di Serena, lasciandola in topless davanti a un gruppo di ragazzi che fischiavano sulla spiaggia, i loro occhi che divoravano il suo seno pieno, i capezzoli duri che brillavano sotto il sole. Serena, arrossendo, si coprì con le mani, il volto rosso di vergogna, ma Sara non si fermò. Con un sorriso sadico, le strappò il pezzo di sotto, il bikini che scivolava nell’acqua, lasciando Serena nuda, la fica esposta al sole, i peli pubici che luccicavano di gocce di mare. “Ops,” disse Sara, ridendo, mentre Serena, mortificata, afferrò un asciugamano bianco dal telo e se lo avvolse in vita, il cuore che martellava, la fica bagnata fradicia sotto il tessuto, un tradimento del suo corpo che non poteva nascondere. L’odore della sua eccitazione, un misto di crema solare e desiderio, si mescolava alla salsedine, e Sara lo notò, il suo sorriso che si allargava, gli occhi che scintillavano di potere.
Valeria, osservando la scena da una sdraio sotto un ombrellone, chiamò Serena con un gesto lento, autoritario. “Vieni qui, tesoro,” disse, la voce dolce ma carica di comando, il pareo nero che scivolava appena, rivelando il bikini che aderiva alle sue curve. Serena, intrappolata dal ricatto, obbedì, inginocchiandosi sulla sabbia calda, le mani che tremavano mentre prendeva una boccetta di smalto rosso e iniziava a dipingere le unghie dei piedi di Valeria. Ogni movimento era un’agonia, la sabbia che le si attaccava alla pelle sudata, l’asciugamano che scivolava appena, rivelando la curva della coscia. Valeria, con un sorriso malizioso, usò l’altro piede per sfiorarle la fica sotto l’asciugamano, le dita che scivolavano sulla sua carne bagnata, provocandola con tocchi lenti, deliberati. Serena gemette piano, un suono soffocato dal fruscio delle onde, il corpo che si tendeva, la fica che pulsava sotto il tocco di Valeria, l’odore di vaniglia che la avvolgeva come una nebbia. “Brava, troia,” sussurrò Valeria, premendo più forte, il piede che scivolava sul clitoride di Serena, facendola tremare, il succo che le colava lungo le cosce, bagnando l’asciugamano.
Martino, tornato dal chiosco con un bicchiere di sangria, iniziò a notare qualcosa di strano. Serena era troppo nervosa, il suo volto arrossato, il modo in cui stringeva l’asciugamano come se temesse di perderlo. Valeria, con il piede che si muoveva sotto l’asciugamano, sembrava troppo intima, il suo sorriso troppo carico di segreti. Martino socchiuse gli occhi, un’ombra di sospetto che gli attraversava il viso, il cuore che batteva più forte. Non disse nulla, ma il suo sguardo si fece più attento, come se stesse cercando di decifrare un puzzle che non riusciva a completare.

Martino, incuriosito e attratto, si avvicinò a Serena mentre lei finiva di mettere lo smalto a Valeria, il piede di Valeria ancora pericolosamente vicino alla sua fica. “Facciamo quattro passi?” chiese, la voce bassa, gli occhi che indugiavano sull’asciugamano che le scivolava appena, rivelando la curva dei fianchi, la pelle che luccicava di sudore. Serena, sollevata di sfuggire alle provocazioni di Sara e Valeria, annuì, un sorriso teso sulle labbra. Finì rapidamente, il pennello dello smalto che tremava nella sua mano, e si strinse l’asciugamano in vita, seguendo Martino verso la pineta dietro le dune, il profumo dei pini che si mescolava alla salsedine, il sole che filtrava tra le fronde, scaldando la loro pelle.
Nella pineta, lontano da occhi indiscreti, l’aria era densa di calore e desiderio. Martino la guardò, gli occhi pieni di una fame che non nascondeva. La baciò, le labbra che si muovevano con una passione disperata, il sapore di sangria e sale che si mescolava sulla sua lingua. La sua mano scivolò sotto l’asciugamano, trovando la fica di Serena bagnata fradicia, un gemito che le sfuggì dalla bocca, il succo che le colava lungo le cosce, l’odore di crema solare e desiderio che lo travolse. “Cazzo, sei pronta,” mormorò, la voce roca, mentre la piegava a novanta gradi contro un pino, l’asciugamano che cadeva a terra, lasciando Serena nuda, il seno che oscillava, la fica lucida sotto il sole filtrato. La scopò da dietro con forza, il cazzo che affondava nella sua fica, ogni spinta che le strappava un gemito, il suono della carne che sbatteva contro la carne che si mescolava al fruscio delle foglie, al canto delle cicale. Serena, travolta, si abbandonò, i fianchi che si muovevano contro di lui, il piacere che montava come un’onda. Raggiunse un orgasmo potente, un grido che spezzò il silenzio della pineta, il succo che le colava lungo le cosce, la sabbia che si attaccava alla sua pelle sudata. Martino, con un gemito profondo, le riempì la fica di sborra, un fiotto caldo che la inondava, il calore che si mescolava al suo succo, l’odore di sesso che saturava l’aria.
Improvvisamente, una voce tagliente tagliò l’aria come un coltello. “Bravo papà, sei proprio uno stronzo,” disse Sara, apparendo da dietro un albero, il bikini bianco che brillava sotto il sole, il sorriso sadico che le increspava le labbra, il profumo di fiori selvatici che la seguiva come una scia. “Metti le corna alla mamma, ora che lo saprà sarà un casino.” Martino, scioccato, ritirò il cazzo sporco di sborra e succo, il liquido che gli colava lungo l’asta, cercando di rivestirsi in fretta, il volto rosso di vergogna. “Sara, ti prego, non è come pensi,” balbettò, i boxer che gli scivolavano mentre cercava di sistemarsi. Serena, con l’asciugamano raccolto in fretta, era mortificata, il corpo ancora tremante dall’orgasmo, la fica gocciolante, l’odore di sborra e succo che la avvolgeva. Sara, implacabile, incrociò le braccia, gli occhi che scintillavano di potere. “Risparmia le scuse,” disse. “Non dirò nulla, per ora, ma me lo devi.” Martino supplicò, la voce spezzata: “Non dire nulla a tua madre, lo farò io, dammi qualche giorno.” Sara, con un sorriso crudele, annuì. “Vedremo,” disse, girandosi e tornando verso la spiaggia, lasciando Martino e Serena in un silenzio carico di colpa, il profumo di pini e sesso che aleggiava nella pineta.

La serata nella villa era un gioco di maschere, la tavola illuminata da candele tremolanti, il profumo di pesce grigliato e sangria che riempiva l’aria, dolce e fruttato, con un accenno di peccato. Sara, seduta di fronte a Serena, continuava a provocarla, il piede che scivolava sotto il tavolo, sfiorandole la coscia, poi più su, verso la fica, sotto l’abito leggero che Serena indossava. “Troia, sei ancora bagnata, vero?” sussurrò, abbastanza piano da non essere sentita dagli altri, ma abbastanza forte da far arrossire Serena, che abbassava lo sguardo, le mani che stringevano il bicchiere di sangria. Io, seduto accanto a Valeria, sentivo la sua mano sul mio cazzo sotto il tavolo, le dita che accarezzavano l’asta attraverso il tessuto dei pantaloncini, il mio cazzo che si induriva, il profumo di vaniglia che mi avvolgeva come una droga. Valeria, ignara del tradimento di Martino, era un fuoco di desiderio, i suoi occhi che promettevano nuove notti di peccato. Martino, nervoso, osservava Serena, il senso di colpa che gli pesava come un macigno, ma non diceva nulla, il sospetto che gli bruciava dentro mentre cercava di decifrare il gioco di sguardi tra Serena, Sara e Valeria.
Dopo cena, Sara si alzò, il suo abito corto che lasciava intravedere le cosce, il profumo di fiori selvatici che saturava l’aria. “Serena, vieni in camera mia,” disse, la voce innocente ma carica di minaccia. “Voglio mostrarti un completo per la discoteca.” Serena, intrappolata dal ricatto di Valeria e ora dalla scoperta di Sara, annuì, il cuore che martellava, e la seguì, i piedi nudi che scivolavano sul pavimento fresco della villa. Trovò Sara sul letto, nuda, le gambe spalancate, la fica lucida di succo mentre si masturbava, le dita che scivolavano sulla sua carne, il profumo di fiori selvatici e sudore che riempiva la stanza come una nebbia. Senza convenevoli, Sara le fece cenno di entrare, poi le afferrò i capelli, guidando la testa di Serena tra le sue cosce. “Lecca,” ordinò, la voce bassa ma ferma, un comando che non ammetteva repliche.
Serena, umiliata, obbedì, la lingua che scivolava sulla fica di Sara, dolce e salata, il succo che le colava sul mento, il sapore che si mescolava al sudore e al profumo di fiori selvatici. Sara gemeva, i fianchi che si muovevano contro la sua bocca, le mani che stringevano i capelli di Serena con forza. “Non riuscivo più a resistere, dovevo sfogarmi prima di uscire,” disse, la voce roca, mentre il piacere montava. Squirto violentemente, un fiotto caldo che bagnò il viso di Serena, le labbra, il mento, il succo che le colava lungo il collo, un sapore selvaggio che la travolse. Serena, con il capo chino, la bocca ancora bagnata, lasciò la stanza, la vergogna che la consumava, il sapore di Sara che le bruciava sulla lingua.

Serena, ancora sconvolta, raggiunse il mio letto, il corpo che tremava, gli occhi lucidi di lacrime e desiderio. Sentii subito l’odore della fica di Sara sulla sua bocca, un misto di fiori selvatici e succo che mi fece indurire il cazzo all’istante. Travolto da un impulso sadico, la piegai a novanta gradi sul letto, il culo esposto, la pelle che luccicava di sudore sotto la luce della luna che filtrava dalla finestra. “Sei una troia,” dissi, la voce roca, mentre lubrificavo il mio cazzo con un gel che odorava di muschio e lo spingevo nel suo culo, lento, poi più forte. Serena gemette, il dolore che si trasformava in piacere, il buco stretto che mi avvolgeva, ogni spinta che le strappava un grido. Scopai con forza, ogni colpo un misto di rabbia e desiderio, il senso di colpa che mi mordeva ma non abbastanza da fermarmi. L’odore di sudore e crema solare si mescolava al suono dei nostri corpi che sbattevano, il letto che scricchiolava, il fruscio delle tende che ondeggiavano al vento. Serena raggiunse un orgasmo anale, un grido che spezzò il silenzio della notte, il corpo che tremava sotto di me, il buco che si contraeva intorno al mio cazzo. Sborrai nel suo culo, un fiotto caldo che la riempì, il calore che ci univa in un momento di puro peccato, il sapore della sua pelle salata che mi rimaneva in bocca mentre la baciavo sul collo.

Sara tornò dalla discoteca alle cinque del mattino, l’alba che tingeva il cielo di rosa, il corpo che odorava di sudore, alcol e fiori selvatici, un mix che saturava l’aria della villa. Martino, che non aveva dormito, tormentato dalla vergogna di essere stato sorpreso da sua figlia, la raggiunse nella sua camera mentre si spogliava, il seno nudo che scintillava sotto la luce fioca, le scarpe che cadevano a terra con un tonfo. “Sara, dobbiamo parlare,” disse, la voce tremante, cercando di giustificarsi. “È stato un momento di debolezza, non accadrà più.” Sara lo guardò con aria di superiorità, il seno che si alzava con ogni respiro, e infilò una mano nei suoi boxer, stringendogli il cazzo con forza. “Lo vedi che lo tieni duro anche guardando tua figlia, sei solo un porco,” disse, la voce un misto di alcol e potere, stringendo le palle fino a farlo gemere di dolore, il volto rosso di vergogna.
Martino cercò di ritrarsi, ma Sara lo tenne saldamente, il suo sguardo che lo inchiodava. “Ammettilo, papà, sei un porco,” disse, la voce che tagliava come un coltello. Martino, umiliato, abbassò la testa. “Sì, sono un porco,” mormorò, la voce spezzata, il cuore che martellava. Sara, soddisfatta, mollò la presa e si sdraiò sul letto, aprendo le gambe, la fica lucida di succo e sborra, l’odore di sesso e alcol che riempiva la stanza. “Vieni a leccarmi la fica, è sporca,” ordinò. “Stasera in discoteca ho preso due cazzi di ragazzi spagnoli che mi hanno sborrato dentro, e non voglio lavarmi.” Martino, in un turbine di vergogna ed eccitazione, si avvicinò, il cuore che martellava, il respiro corto. Leccò la fica di Sara, il sapore di sborra e succo che lo travolgeva, la sua lingua che scivolava sulla carne bagnata, il clitoride che pulsava sotto ogni tocco. Sara gemeva, i fianchi che si muovevano, le mani che stringevano le lenzuola. Squirto sulla sua bocca, un fiotto caldo che gli colò sul mento, il succo che gli bagnava il viso, un sapore selvaggio che lo fece quasi svenire. “Porco,” disse Sara, cacciandolo dalla stanza con un gesto sprezzante. “Per ora non dirò nulla alla mamma, ma parlerò con Serena.” Martino, pieno di vergogna, lasciò la stanza, il sapore di Sara ancora sulla lingua, sapendo di essere in suo potere.

La mattina dopo, la villa era silenziosa, ma la tensione era palpabile, come un filo teso pronto a spezzarsi. Serena, intrappolata dal ricatto di Valeria e dalle provocazioni di Sara, sapeva che il suo ruolo di vittima si stava trasformando in qualcosa di più complesso, un gioco di potere che la eccitava e la spaventava. Martino, umiliato dalla figlia, era divorato dal senso di colpa, il suo flirt con Serena ora un’arma nelle mani di Sara. Io, diviso tra il desiderio per Valeria e il piacere sadico con Serena, sentivo che il gioco stava sfuggendo di mano, il mio cazzo ancora duro al pensiero di ciò che era accaduto, il senso di colpa che mi mordeva ma non abbastanza da fermarmi. Sara, sempre più padrona della situazione, mi trovò sulla terrazza, il mare che scintillava sotto il sole nascente. “Serena è nostra,” sussurrò, il suo profumo di fiori selvatici che mi avvolgeva, “ma voglio di più.” Valeria, che sapeva del tradimento di Martino, mi strinse la mano, il suo profumo di vaniglia che mi faceva girare la testa. “Domani,” disse, “faremo nostra entrambi.” Guardai il mare, il cuore che batteva forte, sapendo che Formentera aveva intrecciato i nostri destini in una rete di peccato e potere, e che la vacanza era lungi dall’essere finita.

Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.8
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per La vacanza a Formentera Cap. 4:

Altri Racconti Erotici in incesto:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni