bdsm
Michela una vita da sottomessa Atto 19
Efabilandia
16.07.2025 |
5.938 |
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"Francy le apre la bocca, infilando la lingua, un bacio saffico che si mescola ai gemiti di Samai, il suono umido che si intreccia con una melodia di ranat ek, un xilofono tailandese che risuona..."
Il sole del mattino filtra attraverso le finestre spalancate, l’odore di salsedine e frangipane che si mescola al calore umido della stanza, un abbraccio che mi accarezza la pelle nuda. Siamo ancora a letto, il profumo di lavanda delle lenzuola fresche che si intreccia con il muschio acre dei nostri corpi, un ricordo della notte passata. Il ronzio del mio plug blu vibra debolmente, il suo lampeggiare spento, ma il fuoco dentro di me brucia ancora, un battito che si mescola al suono delle onde lontane. Daniela, accanto a me, è una visione di dominio, lo strap-on ancora infilato nella sua fica, un mostro di lattice nero che pende tra le sue gambe, l’odore di lattice e muschio che emana, un sigillo della sua autorità. I miei capezzoli, tesi come chiodi, sono adornati dagli anelli e dalla catenella che tira, un pizzicore che mi fa gemere: “A-ahhh!” Il tatuaggio sul pube, la diavolessa sdraiata con la scritta SLAVE in lettere gotiche, brilla sotto la luce del sole, un marchio che proclama la mia sottomissione. Il mio culo una caverna aperta. Un bussare leggero alla porta rompe il silenzio, il suono che echeggia come un invito. Daniela, con voce calma ma autoritaria, dice: “Entra.” La porta si apre con un cigolio, e Jennifer e Francy entrano, portando un vassoio con caffè e brioche, l’odore di caffè amaro e burro caldo che si diffonde, un contrasto con il loro profumo di vaniglia e inchiostro. Indossano solo teli leggeri, che scivolano sulle loro curve, lasciando intravedere la nudità sottostante, il serpente tatuato di Jennifer che si avvolge dal suo culo al seno, la lingua biforcuta che sembra lambire il capezzolo, un’immagine che mi fa rabbrividire. Si avvicinano, i loro occhi che brillano di desiderio mentre guardano Daniela e lo strap-on: “Sei già pronta,” dice Jennifer, un sorriso malizioso. “È stato bello ieri sera, anche se i nostri buchi sono ancora doloranti.” Daniela sorride, sadica: “Oggi sarete voi a chiedermelo, soprattutto per i vostri culi. Ma sarà Michela a farlo.” Il mio cuore salta, uno sguardo complice che scambio con Daniela, un’eccitazione che mi travolge: per una volta, sarò io a dominare.Beviamo il caffè, il sapore amaro che mi brucia la lingua, le brioche che si sbriciolano, un gusto dolce che si mescola al muschio che ancora mi avvolge. Daniela si alza, togliendo lo strap-on con un pop umido, l’odore di lattice che si intensifica, la sua fica spalancata che brilla sotto la luce. Ci dirigiamo in bagno, l’odore di sapone al cocco che ci accoglie, l’acqua tiepida che scorre sulla mia pelle, lavando via il sudore e il muschio, un sollievo che non spegne il fuoco dentro di me. Rimetto il mio plug blu, il ronzio che riprende, un battito che mi tiene viva, mentre Daniela sistema il suo plug rosso, il tintinnio della sua catenella che echeggia. Jennifer e Francy, nel frattempo, si tolgono i teli, nude, i loro corpi che brillano al sole, il serpente di Jennifer che sembra muoversi sulla sua pelle. Si posizionano sul terrazzo, l’odore di crema solare che si mescola alla salsedine, un invito osceno. Io e Daniela le raggiungiamo, nude, i miei anelli che tintinnano, il tatuaggio in mostra, la catenella che tira i capezzoli, un dolore che mi fa gemere. Una melodia di saw duang, un violino tailandese, risuona da un altoparlante vicino, un lamento sensuale che amplifica l’atmosfera. I passanti si fermano, fotografano, sussurrano, i loro occhi che si posano sulle nostre fiche depilate, oscenamente aperte, un’esibizione che mi umilia ma mi accende.La mattinata scorre veloce, il sole che brucia sulla mia pelle, l’odore di salsedine e sudore che si mescola al profumo di gelsomino delle piante sul terrazzo. Ogni tanto ci tuffiamo nelle acque cristalline, nude, il suono dell’acqua che si infrange contro i nostri corpi, un freddo che mi fa rabbrividire, gli anelli che tintinnano, il plug che vibra, un piacere che mi fa gemere: “A-ahhh!” I bagnanti ci guardano, allibiti, i loro occhi che si posano sul tatuaggio, sulla scritta SLAVE, sulla catenella che tira i miei capezzoli, un’esibizione che mi umilia ma mi rende orgogliosa. La melodia di saw duang ci segue, un ritmo che si mescola al suono delle onde, un inno alla nostra nudità.È l’ora di pranzo, il sole alto che brucia. Daniela prende il telefono e chiama la nostra cameriera, Samai, la sua voce che vibra di comando: “Portaci il pranzo in camera. Quattro donne affamate e nude ti aspettano.” Sento l’eccitazione nella risposta di Samai, l’odore di attesa che immagino emani da lei. Bussano alla porta, e Daniela urla: “Entra, siamo sul terrazzo!” Samai spinge un carrello, l’odore di pesce grigliato e citronella che si diffonde, un contrasto con il suo profumo di vaniglia e sudore. Ci guarda, i suoi occhi pieni di voglia, e apparecchia il tavolo, il tintinnio dei piatti che si mescola alla musica. Daniela si avvicina, la bacia, un bacio saffico lungo e profondo, il suono umido delle loro lingue che echeggia, il sapore del suo muschio che immagino sulla lingua di Daniela. “Alzati la gonna e togliti gli slip,” ordina Daniela. “Michela vuole leccartela.” Samai obbedisce, ma rivela un cespuglio sulla fica, l’odore di muschio naturale che si diffonde. La guardiamo, allibite. Daniela, con tono deciso: “Così non va bene. Ti dobbiamo depilare. Torna a prendere i piatti vuoti, e se vuoi, vieni tu. Altrimenti, manda qualcun altro.” Samai, con uno sguardo supplichevole, sussurra: “Lo voglio, ma mio marito…” Daniela la interrompe: “Questi sono problemi tuoi.” Samai si scusa, si gira, dimenticando gli slip su una sedia, il suono dei suoi passi che si perde nella musica, l’odore di vaniglia che la segue.Mangiamo, il sapore salato del pesce grigliato che mi esplode in bocca, l’odore di citronella che mi avvolge. Daniela ha un’idea, il suo sorriso malizioso che mi fa tremare. Prende il telefono e chiama Omar, la sua voce carica di promesse: “Vieni fra mezz’ora, passando dalla spiaggia. Porta il necessario per depilare una fica e un culo. E ci sono due culi che aspettano il tuo cazzo.” Jennifer, sorpresa, chiede: “Volete del cazzo? Non vi bastano i nostri corpi?” Daniela risponde: “Sarà una sorpresa.” Il mio cuore salta, il ronzio del plug che vibra, un’anticipazione che mi accende.
Non passa mezz’ora che Omar appare sul terrazzo, l’odore di sudore e salsedine che lo accompagna, il suo cazzo già mezzo in tiro sotto i calzoncini, un rigonfiamento che attira gli sguardi. Ci guarda, quattro donne nude, e resta a bocca aperta, l’odore di desiderio che emana. Si spoglia, il fruscio del tessuto che cade, il suo cazzo che si erge, un odore muschiato che si mescola al nostro. “Ho portato il necessario per depilare,” dice, mostrando una borsa, l’odore di crema da barba che si diffonde. “Chi è?” Daniela sorride: “Aspetta e vedrai.” Si avvicina a lui, sussurrando nell’orecchio, l’odore di sandalo che lo avvolge. Gli chiede di una barca per domani, specificando: “Siamo lesbiche, saremo nude. Niente complicazioni, a meno che non lo chieda io.” Omar annuisce: “Mal che vada, si faranno una sega guardandovi.” Daniela aggiunge: “E procurami due plug in acciaio, uno verde e uno blu, minimo 4 cm, per dei regali.” Omar, con occhi increduli, promette di trovarli. La melodia di saw duang si intensifica, un ritmo che amplifica l’attesa.Ci sdraiamo al sole, l’odore di crema solare e sudore che si mescola alla salsedine, il suono delle onde che ci culla. Bussano alla porta, e Daniela urla: “È aperta, entra!” Samai fa capolino, timida, imbarazzata, l’odore di vaniglia che la precede. Ci raggiunge sul terrazzo, vedendo Omar, il suo sguardo che si vela di preoccupazione. Daniela la rassicura: “Omar non ti toccherà, se non per depilarti. E io non ti imporrò nulla, a meno che tu non lo voglia.” Samai si tranquillizza, il suo respiro che si calma. Daniela ordina: “Togliti la gonna e sdraiati sul lettino.” Samai obbedisce, il fruscio della gonna che cade, e si sdraia, l’odore di muschio naturale che si diffonde. Omar si avvicina, il suono delle forbici che tagliano i peli lunghi, un clic-clic che echeggia, poi spalma la crema da barba, l’odore chimico che si mescola al suo sudore. Il rasoio scorre veloce, il suono della lama che raspa, la sua fica che si rivela, nuda e liscia. “Alza le gambe,” ordina Omar, “devo depilarti il culo.” Samai ubbidisce, il buco del culo in vista, un odore muschiato che si intensifica. Omar finisce, spalma una crema emolliente, l’odore di aloe che si diffonde, e dice: “È pronta.” Daniela ammira la sua fica, poi si rivolge a noi: “È tutta per voi, ma fate in fretta, deve tornare al lavoro.”
Ci tuffiamo su Samai, un vortice di desiderio che ci travolge, l’odore di vaniglia e muschio che si mescola al nostro, un incenso che consacra il nostro altare di lussuria. Mi inginocchio tra le sue gambe, la mia lingua che scava nella sua fica appena depilata, il sapore salato del suo muschio che mi inebria, un gusto puro che mi fa gemere: “Mmmh!” Il suono umido della mia lingua echeggia, il ronzio del mio plug blu che vibra, il suo lampeggiare che illumina la scena, gli anelli alle grandi labbra che tintinnano, il tatuaggio della diavolessa e la scritta SLAVE che brillano sotto la luce del sole. Jennifer strappa il reggiseno di Samai, il suono del tessuto che si lacera, e gioca con i suoi capezzoli, mordendoli avidamente, il suono dei suoi denti che sfregano, l’odore di sudore che emana. Francy le apre la bocca, infilando la lingua, un bacio saffico che si mescola ai gemiti di Samai, il suono umido che si intreccia con una melodia di ranat ek, un xilofono tailandese che risuona dal terrazzo, un ritmo frenetico che guida il nostro desiderio. Francy si sposta, posizionando la sua fica sulla bocca di Samai, obbligandola a leccare, il sapore del suo muschio che immagino sulla sua lingua, un gemito che le sfugge: “Siiiiiii!”Samai inizia a gemere, un lamento che si trasforma in un urlo, il suo corpo che trema sotto le nostre mani, l’odore di vaniglia e muschio che si intensifica. La mia lingua scava più a fondo, le mie dita che entrano nella sua fica, un pop umido che echeggia, un desiderio di infilarle anche nel culo, ma il suo buco è troppo stretto, ancora vergine. Jennifer morde più forte, un morso che strappa un urlo a Samai, mentre Francy le soffoca i gemiti con la sua fica, il suono umido che si mescola alla musica. Samai raggiunge il primo orgasmo, un urlo che squarcia l’aria: “Siiiiiii!” Il suo squirt mi inonda, un liquido caldo che cola sul mio viso, l’odore di muschio che mi soffoca, un’esplosione che mi fa tremare. Continuo, le mie dita che si muovono veloci, un secondo orgasmo che la travolge, un altro urlo: “Siiiiiii!” Il suo corpo si inarca, il letto che scricchiola, l’odore di vaniglia e sudore che si mescola al nostro muschio, un lago che si forma sulle lenzuola. La lasciamo libera, barcolla, stupita dal piacere, l’odore di muschio che la segue mentre raccoglie i piatti, il tintinnio del carrello che echeggia. Daniela le dice: “A che ora stacchi stasera?” Samai risponde, la voce tremante: “Dopo mezzanotte, sono libera. Se vuoi, vengo a trovarti.” Daniela sorride: “Va bene. E hai dimenticato slip e reggiseno.” Samai, con un sorriso malizioso: “Per ora non mi servono.” Esce, la porta che si chiude con un clic, l’odore di vaniglia che svanisce.Ci sdraiamo sul letto, esauste, i nostri corpi che brillano di sudore, l’odore di muschio, lavanda e cocco che riempie la stanza, un tempio di lussuria devastato. Daniela mi guarda, i suoi occhi che mi inchiodano, e mi ordina: “Leccami, puttana.” Mi inginocchio, la catenella che tira i miei capezzoli, un dolore che mi strappa un gemito: “A-ahhh!” Lecco la sua fica, il sapore salato del suo muschio che mi inebria, la mia lingua che scava, un gemito che le sfugge: “Siiiiiii!” Il suo squirt mi inonda, un liquido caldo che cola sul mio viso, l’odore di sandalo e muschio che mi soffoca, un orgasmo che mi travolge, un urlo che squarcia la stanza: “Siiiiiii, Padrona!” Il mio squirt si unisce al suo, un lago che bagna le lenzuola, il suono umido che si mescola alla melodia del ranat ek, una nota alta che vibra come il nostro piacere. Jennifer e Francy si uniscono, le loro mani che sfiorano i miei anelli, un pizzicore che mi fa gemere, il serpente di Jennifer che sembra vivo sulla sua pelle, la lingua biforcuta che brilla. Daniela mi ordina: “Fistale, troia.” Infilo la mano nella fica di Francy, un cuneo che entra, il suo urlo che squarcia l’aria: “Siiiiiii!” Il suo squirt schizza, bagnando il mio braccio, l’odore di vaniglia che si mescola al nostro muschio. Jennifer mi fista il culo, un dolore che mi devasta, un altro orgasmo che mi colpisce: “Siiiiiii, cazzo!” Il mio squirt bagna tutto, un lago che riflette la luce del sole, il mio corpo che trema, un altare di piacere devastato.Daniela non si ferma, il suo desiderio insaziabile. Mi ordina: “Tira la catenella, puttana.” Obbedisco, tirando la catenella che collega i miei capezzoli, un dolore lancinante che mi strappa un urlo: “Aaaah!” Il piacere mi travolge, un altro squirt che schizza, un liquido che bagna le lenzuola, l’odore di muschio che soffoca l’aria. Daniela si china, leccando il mio clitoride, il sapore salato che si mescola al mio muschio, un quinto orgasmo che mi devasta, un urlo che squarcia la stanza: “Siiiiiii, Padrona!” Il ranat ek suona una nota finale, un lamento che si spegne, lasciando spazio al silenzio rotto solo dai nostri gemiti. Ogni squirt, ogni umiliazione, ogni dolore è un sigillo della mia devozione, il mio corpo devastato, il mio cuore marchiato per sempre. Mi sdraio tra le braccia di Daniela, il fresco che entra dalle finestre, l’odore di salsedine che ci culla, un altare di lussuria consacrato a lei, la mia Padrona, la mia divinità.
#damabiancaesib
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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